Ecco perché Orban preferisce Berlusconi a Salvini

La visita del premier ungherese a Milano ha rafforzato le voci di una possibile adesione del suo partito al progetto di una "Lega delle leghe" europee portata avanti a Bruxelles dal ministro dell'Interno e da Marine Le Pen. Ma per il momento resta saldamente alleato del Ppe di Merkel e del Cavaliere

In un'immagine combinata, il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini (S) ed il il primo ministro ungherese Viktor Orban. ANSA

Dire che Viktor Orban "usi" Matteo Salvini è forse troppo. Ma di sicuro, la visita di oggi a Milano del premier ungherese, più che sancire un possibile ingresso del suo partito nella "Lega delle leghe" promossa in Europa dal ministro dell'Interno e da Marine Le Pen, potrebbe rafforzare la permanenza del leader di Fidesz nella grande famiglia politica dei Popolari europei. Quel Ppe guidato da anni dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e di cui fa parte Silvio Berlusconi.

La garanzia del Ppe

Il motivo è semplice: il Ppe è una garanzia per il governo ungherese sui tavoli negoziali a Bruxelles. Una garanzia anche di impunità, dal momento che l'Ungheria di Orban ha potuto finora calpestare accordi e leggi europei senza grossi contraccolpi: non ha accolto la sua quota di rifugiati prevista dagli accordi sottoscritti nel 2015 in piena emergenza migranti, ha portato avanti una stretta su media e ong, approvando persino una legge, il cosiddetto pacchetto anti-Soros, che punisce chi aiuta i richiedenti asilo. 

Le forze europee di centrosinistra hanno più volte chiesto ai leader del Ppe e alla Commissione europea, guidata dal popolare Jean-Claude Juncker, di "punire" Orban, i primi con l'espulsione dal partito, la seconda con l'attivazione di sanzioni. Bruxelles si è mossa solo di recente, deferendo Budapest alla Corte di giustizia per la questione rifugiati e aprendo una procedura d'infrazione per la legge anti-Soros. Misure comunque meno forti di quelle intraprese contro il governo conservatore della Polonia, che rischia di perdere il diritto di voto al Consiglio Ue per una serie di leggi sulla giustizia accusate di violare lo Stato di diritto. A Varsavia, l'esecutivo è retto da Diritto e Giustizia, partito euroscettico e affiliato ai Conservatori europei, non al Ppe.

La nuova destra avanza in Europa

La saldatura anti-migranti

Orban non vuole certo portare il suo paese fuori dall'Ue. E neppure il suo partito fuori dal Ppe. Che ha chiuso più di un occhio per la sua vicinanza a Putin e le accuse di corruzione che si rincorrono in patria. Semmai, Orban mira ad aumentare il suo peso all'interno dei popolari e, di conseguenza, sui vertici Ue. E lo fa proprio "dialogando" con la nuova destra europea di Salvini e Le Pen. Con cui potrebbe trovare saldature in chiave anti-establishment e anti-immigrazione in vista delle prossime elezioni del Parlamento Ue. Ciascuno restando al proprio posto, sia chiaro. "Se a qualcuno" nel Ppe "venisse in mente di cacciarci, il dialogo con Salvini dimostra che c'è già chi è pronto ad accoglierci a braccia aperte", senza troppi giri di parole fonti vicine al premier ungherese riportate dalla Stampa. 

I progetti europei di Salvini

Del resto, anche Salvini ha i suoi vantaggi nel tendere la mano a Orban: a Bruxelles, c'è chi prospetta addirittura un futuro ingresso della Lega nel Ppe. Ma per ora si tratta solo di fantapolitica: la realtà è che il leader del Carroccio, seppur alla ricerca di lidi più moderati e governativi, deve prima saldare il suo fronte di alleati della nuova destra. Le elezioni europee di maggio potrebbero consegnare all'Europa delle Nazioni e della Libertà, il gruppo parlamentare creato con Le Pen, oltre 80 seggi, più del doppio di quelli attuali. Un peso non da poco, soprattutto in vista delle scelte dei paesi membri (ma vidimate dall'Eurocamera) sulla nuova Commissione Ue.

La Lega potrebbe essere il primo partito di questo gruppo, togliendo lo scettro a Le Pen. E giocare a Bruxelles e Strasburgo su più tavoli. Forte dell'alleanza in patria con il Movimento 5 stelle e del dialogo con pezzi del Ppe. A partire proprio da Orban.

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