Ora anche la Svizzera lancia un referendum sull'Ue

La presidente Leuthard contro la decisione della Commissione di limitare al 2018 l'equivalenza tra le borse europee e quelle della Confederazione. Berna minaccia anche lo stop al finanziamento di 1,3 miliardi di franchi per i paesi dell'Est. Dietro le tensioni, la questione del rinnovo degli accordi bilaterali

C'è chi ne vuole uscire, chi vuole cambiare moneta e anche chi, pur non facendone parte, vorrebbe essere trattata alla pari, almeno quando si tratta di mercati finanziari. Qualunque sia la ragione, dalla Brexit in poi sta diventando una moda quella di lanciare un referendum sull'Unione europea. L'ultima a proporlo (o meglio, a valutarne la possibilità) è la Svizzera, che pur non rientrando tra i 28 Stati membri, ha oltre 100 accordi bilaterali con Bruxelles che la rendono per diversi aspetti una sorta di paese “satellite”. Ed è proprio in nome di questo “status” che Berna potrebbe adesso indire una consultazione pubblica per chiarire le sue relazioni con l'Ue. 

A lanciare l'idea è stata la presidente svizzera, Doris Leuthard, che non ha mandato giù la decisione della Commissione Ue di mantenere la cosiddetta “equivalenza borsistica” con Berna solo fino al 2018. Si tratta, in sostanza, dell'equiparazione tra le regole delle borse degli Stati membri e quelle svizzere. Questa “equivalenza”, tra le altre cose, consente agli investitori europei di poter operare sulle piazze finanziarie di Zurigo o Lugano senza ostacoli o di vendere più agevolmente derivati di azioni svizzere sul mercato Ue. 

La reazione del governo svizzero svizzero non si è fatta attendere: “La Confederazione è chiaramente discriminata”, ha affermato la presidente Leuthard. Berna “adempie le condizioni per il riconoscimento dell’equivalenza delle Borse, esattamente come gli altri paesi terzi che hanno ricevuto un riconoscimento senza limiti temporali”, ha aggiunto la presidente. Da qui due possibili iniziative: il referendum sui rapporti con l'Ue e lo stop al contributo di 1,3 miliardi di franchi svizzeri a favore del paesi dell'Est che fanno parte dell'Unione.

Bruxelles, dal canto suo, ha ricordato che l'equivalenza bancaria procede di pari passo con la revisione quadro degli accordi bilaterali con la Svizzera. Una revisione rallentata da Berna. Da qui, la decisione di porre il limite al 2018 fino a quando non ci saranno passi avanti significativi sull'intero pacchetto di relazioni tra Ue e Svizzera. 
 

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