Migranti, Onu accusa Italia e Ue: meno arrivi ma più morti, colpa delle vostre politiche

Un rapporto dell'Unhcr sottolinea come a fronte di un calo nel numero totale di persone che arrivano in Europa, si registra un drastico aumento del tasso di mortalità: oltre 1.600 vittime dall'inizio del 2018, una ogni 18 partite dall'Africa

Partenze e sbarchi si sono ridotti drasticamente. Ma nonostante questo, in proporzione rispetto all'anno passato, i morti aumentano. E' quanto sta accadendo nel mar Mediterraneo, dove dall'inizio del 2018 oltre 1.600 persone hanno perso la vita o risultano disperse nel tentativo di raggiungere l'Europa. E' quanto emerge dal rapporto dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) intitolato "Desperate Journeys". In cui si punta il dito contro l'Ue e i suoi paesi membri, tra cui l'Italia. 

Un morto ogni 18

Nel report, si calcola che tra gennaio e luglio 2018 nel Mediterraneo centrale abbia perso la vita o risulti dispersa una persona su 18, in confronto a una su 42 nello stesso periodo del 2017. "Il rapporto conferma ancora una volta come la traversata del Mediterraneo sia tra le più rischiose al mondo", ha dichiarato Pascale Moreau, direttrice dell'ufficio Unhcr per l'Europa. "Il calo di persone che arrivano sulle coste europee non è più un test per stabilire se l'Europa possa gestire tali flussi, ma per capire se sia in grado di fare appello a quel senso di umanità necessario a salvare vite umane", ha aggiunto.

Le colpe dell'Europa

Secondo il rapporto, "un fattore maggiore che contribuisce all'aumento del tasso di mortalità è la diminuzione delle capacità di ricerca e soccorso al largo delle coste libiche" a causa delle politiche dell'Ue e dei suoi Stati membri. L'Unhcr chiede all'Europa di aumentare l'accesso a percorsi sicuri e legali per i rifugiati, attraverso misure quali l'aumento dei posti di reinsediamento e la rimozione degli ostacoli al ricongiungimento familiare, che contribuiscono a fornire alternative a tragitti potenzialmente mortali. Prendendo atto delle misure adottate da alcuni paesi per impedire l'ingresso di rifugiati e migranti, il rapporto esorta a garantire a coloro che cercano protezione internazionale un accesso tempestivo alle procedure di asilo e invita a rafforzare i meccanismi di protezione nel caso di minori che viaggiano da soli e sono in cerca di asilo.

La replica di Bruxelles

Le accuse all'Ue non sono state gradite dalla Commissione europea, che ha prontamente replicato: “Non è la politica dell'Unione europea a causare le tragedie" ma "il modello di business utilizzato dai trafficanti di esseri umani", ha detto una portavoce della Commissione, Tove Ernst. “Invece di scaricare le responsabilità, dobbiamo lavorare tutti assieme per porre fine a questo", ha spiegato la portavoce. "Salvare vite è la nostra massima priorità ed è a questo che abbiamo lavorato incessantemente”, ha aggiunto, prima di concludere: "Ci sono risultati visibili su questo. Dal 2015 le missioni Ue hanno contributo a salvare 630.000 persone nel Mediterraneo". 
 

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