Infrazione Ue, 5 casi costano agli italiani oltre mezzo miliardo di euro

Dalle ecoballe campane agli aiuti di Stato alle imprese di Venezia e Chioggia, passando per le discariche abusive e gli sgravi fiscali. Occhi puntati sul caso del settore alberghiero in Sardegna, che potrebbe costare una maxi-sanzione da più 100mila euro al giorno

Non rispettare le regole europee costa caro ai contribuenti italiani, che dal 2012 a oggi hanno pagato 547 milioni di euro di multe. Si tratta delle sanzioni pecuniarie dovute alle procedure d’infrazione, che scattano ogni volta che uno Stato membro non è in regola con le norme comunitarie. Come evidenziato da “InfringEye”, un portale sviluppato dalla Fondazione Openpolis in collaborazione con la rete di testate indipendenti European Data Journalism Network, gli esborsi dello Stato italiano verso Bruxelles sono dovuti a cinque casi che hanno portato ad altrettante condanne. Ma le multe più salate sono dovute alle “seconde condanne”, quelle che lo Stato riceve per non essersi adeguato a una prima sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea. 

200 milioni per 200 discariche 

La Relazione annuale della Corte dei Conti sui rapporti finanziari con l’Unione europea parla chiaro: il caso che ci costa di più è quello delle discariche abusive. Nel 2014 l’Italia è stata condannata per 200 discariche, di cui 14 contenenti rifiuti pericolosi, ubicate in 18 regioni e non conformi alle norme sull’interramento dei rifiuti. A oggi, quelle ancora aperte e da bonificare sarebbero oltre 40, ma nel mentre gli italiani hanno pagato oltre 200 milioni di euro solo in sanzioni.

Le ecoballe

Tanto per rimanere in tema, i contribuenti del Belpaese hanno pagato finora oltre 150 milioni di euro anche per il “caso ecoballe”. Stavolta la multa è dovuta al mancato completamento della capacità di trattamento, smaltimento e recupero dei rifiuti in Campania. La mancanza di discariche a norma, termovalorizzatori e impianti di recupero dei rifiuti organici sono costati solo nel 2018 ben 43,8 milioni di euro, e al contrario del caso discariche, l’ammontare della sanzione non è diminuita nel corso degli anni. 

Gli aiuti illegittimi alle imprese venete

Pesano come un macigno anche i 36 milioni di euro l’anno (90 milioni già pagati tra il 2015 e il 2018) per la condanna dovuta agli aiuti di Stato illegali concessi alle imprese dei territori di Venezia e Chioggia negli anni ’90. L’Italia avrebbe dovuto procedere “senza indugio”, dopo una prima decisione datata 1999, a riscuotere gli aiuti elargiti ingiustamente. Ma lo Stato è venuto meno a tali obblighi, beccandosi la terza multa più salata.

Acque reflue e contratti di lavoro 

La quarta e la quinta sanzione hanno invece a che fare rispettivamente con sgravi fiscali per aziende che decidono di assumere e, ancora una volta, per la non conformità alle regole europee di diritto ambientale. Quest’ultima multa riguarda la gestione delle acque reflue, ovvero quelle di scarico urbano, e ammonta a una prima tranche di 25 milioni di euro, più altri 30 milioni ogni sei mesi di ritardo nella messa a norma di oltre 100 agglomerati urbani sprovvisti di reti o sistemi di trattamento delle acque reflue. 

Più complessa è la questione degli sgravi contributivi concessi per i contratti di formazione e lavoro nel lontano 1995. Le istituzioni europee puntarono il dito contro l’aiuto alle imprese che, in alcune regioni, ebbero la possibilità di stipulare tali contratti con lavoratori fino ai 45 anni d’età. Ancora una volta, l’onerosa sanzione è dovuta più all’inerzia dello Stato nel recupero degli aiuti illegittimi che agli importi effettivamente versati. 

Il Paese che ricorre di più 

L’Italia, dati alla mano, è il Paese europeo che si è rivolto più di tutti alla Corte di giustizia, che si occupa di confermare o annullare le sanzioni stabilite in prima istanza dalla Commissione e da altre istituzioni Ue. Dal 1952 al 2008, le procedure d’infrazione nei confronti del Belpaese che sono arrivate all’ultimo grado di giudizio a livello europeo sono ben 652 contro le 293 della Germania, le 419 della Francia e le 388 del Belgio

Il caso pendente degli aiuti agli alberghi sardi

E nonostante le pesanti sanzioni dovute alle “seconde condanne” in sede Ue, l’Italia continua a fare ricorsi contro le procedure d’infrazione già accertate, come nel caso ancora oggi sul tavolo dei giudici della Corte di giustizia riguardante gli aiuti di Stato al settore alberghiero in Sardegna. In seguito a una sentenza del 2012, l’Italia avrebbe dovuto adottare “tutte le misure necessarie” per  “il recupero presso i beneficiari degli aiuti giudicati illegittimi ed incompatibili”. Impegni non mantenuti, secondo la Commissione europea, che ha portato la Repubblica italiana in giudizio con la richiesta di versare “una somma forfetaria” e “una penalità su base semestrale”. Quest’ultima potrebbe ammontare, come richiesto dalla Commissione, a 126.840 euro al giorno fino a quando non sarà completato il recupero degli aiuti illegittimi, mentre la multa iniziale potrebbe superare i 35 milioni di euro.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Lega fuori dai giochi in Europa, Salvini: “Cordone sanitario sovietico contro di noi”

  • In Germania Afd come la Lega contro il Mes: non vogliamo pagare per gli italiani

  • Bce, la Germania torna ad attaccare Draghi: "Nuovo bazooka non era necessario"

  • Gentiloni: “Cantare Bella Ciao per me è un onore”, Corrao (M5s): “Sei tu l’invasore”

  • Eurogruppo: "Mes? Non serve riaprire riforma". Salvini: "Da Conte ennesima bugia"

  • Rivolta nel partito di Farage: “Per attuare la Brexit bisogna votare Johnson”

Torna su
EuropaToday è in caricamento