Migranti, il mini-patto Ue per sbloccare la riforma di Dublino ancora in alto mare

Non c'è accordo tra Francia e Germania da un lato e Italia e Malta dall'altro sul documento che dovrebbe prevedere una riapertura dei porti alle ong in cambio di una condivisione fissa dei migranti

"Intendo continuare a lavorare strenuamente per una gestione multilivello, strutturale e non emergenziale dei flussi migratori, e raggiungere un'intesa su un meccanismo automatico di sbarchi e redistribuzione, con un'efficace politica europea dei rimpatri". E' lo stesso premier Giuseppe Conte, in una giornata a Bruxelles ricca di incontri, tra cui quello con la nuova presidente della Commissione Ursula von der Leyen, a delineare il  piano d'azione per cambiare il regolamento di Dublino e più in generale le politiche europee sui migranti. Un piano che potrebbe partire da un mini-accordo tra Italia, Malta, Francia e Germania a cui questi Paesi, secondo la Stampa, starebbero lavorando per limarne i dettagli. 

Il documento, “Temporary predictive riallocation program”, dovrebbe essere pronto per il 23 settembre, quando i ministri dell’Interno di questi quattro Stati membri si dovrebbero incontrare per la firma. Stando alle rivelazioni della Stampa, l’intesa prevede due livelli di intervento in caso di salvataggio di un'imbarcazione nel Mediterreneo centrale (la Spagna e la Grecia non fanno parte per il momento del potenziale patto): Italia e Malta si occuperanno di mettere a disposizione i “loro porti come punti sicuri di sbarco“e fornire una prima accoglienza, che dovrà durare al massimo 1 mese. Scaduto questo periodo, Francia e Germania accoglieranno, secondo “quote prefissate", una parte dei migranti. 

Ed è proprio su queste quote che l'asse Parigi-Berlino e quello tra Roma e La Valletta sono in disaccordo: i primi sarebbero disposti ad accogliere una quota fissa del 25%, i secondi chiedono che la percentuale sia decisamente più alta, se non totale. A ogni modo, il documento dovrebbe servire da leva per fare pressioni sul resto dell'Ue e sulla nuova Commissione europea per una revisione del Regolamento di Dublino che coinvolga tutti gli Stati membri nella condivisione dell'accoglienza. 

La ormai prossima presidente dell'Esecutivo Ue von der Leyen, ha ribadito che è necessario intervenire per fare in modo che la gestione dei migranti non riguardi il primo Paese di accoglienza, ma ci sia una “maggiore solidarietà”. Parole che piacciono all'Italia, ma servono i fatti. Ecco perché Conte ha posto proprio Dublino tra i temi ufficiali di discussione nell'incontro con la tedesca. Ma non solo: "Servono nuovi strumenti sull'immigrazione, come i corridoi umanitari", ricorda il neoministro per gli Affari europei, Vincenzo Amendola.

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Intanto, pero', il nuovo assetto della Commissione sul tema immigrazione ha sollevato non poche perplessità tra forze politiche di sinistra e ong umanitarie: l'aver creato un vicepresidente alla difesa dello "stile di vita europeo" che si occuperà anche di migranti, ossia il greco Margaritis Schinas, sembra strizzare l'occhio a quella destra che grida all'invasione e alla sostituzione etnica, temi rilanciati di recente dal presidente ungherese Viktor Orban. Inoltre, l'impressione generale è che l'indirizzo politico della nuova Commissione sia più sulla "gestione" dei confini (e quindi un maggiore controllo delle frontiere esterne anche con accordi contestati come quelli sottoscritti con la guardia costiera Libia). E meno sulle attività di ricerca e soccorso in mare e sull'accoglienza interna. In altre parole, l'obiettivo sembre essere ridurre gli arrivi bloccando le partenze dai Paesi terzi. A quel punto, ripartirsi poche centinaia di migranti, come quelli sbarcati negli ultimi tempi, sarebbe solo una formalità.  

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