Migranti, l'Ue 'denuncia' Orban: "Non rispetta le leggi sui rifugiati e le ong"

Bruxelles porta l'Ungheria davanti la Corte di giustizia europea per la sua legislazione sui richiedenti asilo e per la legge cosiddetta "Stop Soros"

La stretta sui migranti e le ong decisa dal governo ungherese di Viktor Orban potrebbe portare a pesanti sanzioni nei confronti del Paese. La Commissione europea ha infatti deciso di deferire l'Ungheria alla Corte di giustizia dell'Ue per il mancato rispetto del diritto comunitario nella sua legislazione in materia di diritto di asilo e di rimpatri. Inoltre, ha inviato a Budapest una lettera di messa in mora, il primo stadio della procedura di infrazione, che riguarda la nuova legislazione ungherese detta 'Stop Soros', la quale criminalizza le attività in sostegno del diritto di asilo e limita il diritto di chiedere asilo nel Paese.

Le violazioni dei diritti dei richiedenti asilo

Nel primo caso, la procedura di infrazione risale al dicembre 2015: secondo Bruxelles, la legislazione ungherese non rispetta la direttiva sulle procedure d'asilo, dato che permette la presentazione di domande di asilo unicamente all'interno di zone di transito appositamente create a confini, l'accesso alle quali è concesso solo a un numero limitato di persone e dopo lunghi periodi di attesa. Le procedure ungheresi sono fuorilegge anche perché non rispettano la durata massima di quattro settimane, nelle quali una persona può essere detenuta in un centro di transito, e non prevedono protezioni ai richiedenti asilo particolarmente vulnerabili. Inoltre, le autorità ungheresi non concedono l'accesso effettivo alle procedure di asilo, dato, che i migranti irregolari vengono respinti oltreconfine, anche se intendono richiedere asilo. La legge ungherese, in più, non rispetta la direttiva sui rimpatri, poiché non assicura che le decisioni di rimpatrio siano emesse individualmente, né che includano le informazioni sulle possibilità di ricorso legale.

L'attacco alle ong

La legislazione Stop Soros, invece, criminalizza qualsivoglia assistenza offerta da qualsiasi persona per conto di organizzazioni nazionali, internazionali e non governative alle persone che intendano chiedere asilo o un permesso di residenza in Ungheria. Le leggi includono anche misure che restringono le libertà individuali, impedendo a chiunque sia soggetto ad un procedimento penale per la violazione di queste norme di avvicinarsi ai centri di transito, in cui vengono tenuti i richiedenti asilo. Le sanzioni vanno dal confino temporaneo al carcere, fino a un anno, e all'espulsione dal Paese.

Inoltre, il pacchetto di misure anti-ong impone anche una tassazione al 25% sulle organizzazioni che si occupano di accoglienza. Si tratta di misure repressive prese in un Paese dove, peraltro, dopo il boom del 2015 arrivano ormai pochissimi migranti da quando lungo la frontiera meridionale è stata eretta una barriera, lunga decine di chilometri, dotata di sensori che danno una scossa elettrica a chi tenti di superarla.

Orban, un modello per Salvini e Meloni

La lotta all'accoglienza dei profughi di Orban è diventata un modello per alcuni esponenti della destra italiana, come il ministro degli Interni Matteo Salvini e la leader di Fdi Giorgia Meloni. Tanto che i due stanno cercando intese con il premier ungherese in vista delle prossime elezioni europee. Eppure, la strategia di Orban fa a pugni con le richieste dell'Italia e del governo Lega-M5s di una maggiore condivisione dell'accoglienza dei migranti tra i vari paesi Ue. Prova ne sia la recente decisione dell'Ungheria di ritirarsi dal Patto globale dell'Onu per una migrazione sicura e regolare, testo invece molto caro all'Italia.

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