Migranti e difesa dello "stile di vita europeo", von der Leyen sotto accusa

Polemiche per il titolo assegnato a un nuovo portafoglio che si occuperà di immigrazione e sicurezza. Amnesty International: "Messaggio preoccupante"

Difendere “lo stile di vita europeo”. Un messaggio che potrebbe anche essere condivisibile, se non fosse che questo è il titolo della nuova carica creata dalla presidente eletta della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per il suo vice Margaritis Schinas. Il cui compito sarà, tra le altre cose, quello di occuparsi di migranti. Un accostamento che ha sollevato un polverone di polemiche a Bruxelles e in tutta l’Ue, tanto più visto che il tema immigrazione è tra quelli centrali (e più spinosi) che dovrà affrontare il nuovo esecutivo comunitario.

La polemica

Secondo le accuse, affiancare la questione migranti alla protezione dello stile di vita europeo sembra strizzare l'occhio a quella destra che grida all'invasione e alla sostituzione etnica, temi rilanciati di recente dal presidente ungherese Viktor Orban. Un’impressione che si rafforza guardando alla lettera d’incarico che von der Leyen ha scritto per Schinas, ex portavoce di Jean-Claude Juncker ed esponente del centrodestra greco. Nella missiva, la questione migratoria, oltre alla difesa dello stile di vita europeo, viene in qualche modo accostata al tema delle sicurezza. 

“È spaventoso vedere un portafoglio per la Protezione europea dello stile di vita che include la migrazione e la protezione delle frontiere. Speriamo che la presidente von der Leyen non veda una contraddizione tra il sostegno ai rifugiati e i valori europei”, ha attaccato la co-presidente del gruppo dei Verdi al Parlamento europeo, Ska Keller. L’eurodeputato socialista Claude Moraes ha minacciato di votare contro Schinas quando i commissari dovranno ricevere la fiducia di Strasburgo, ultimo passo prima di entrare in carica. E anche Amnesty International ha usato toni duri nei confronti della scelta di von der Leyen: “Utilizzando la retorica dell'estrema destra per cui ‘i migranti minacciano lo stile di vita europeo’ e collegando la migrazione alla sicurezza”, il titolo di questo portafoglio "invia un messaggio preoccupante", ha twittato un portavoce della ong, Stefan Simanowitz.

La difesa di von der Leyen

"La protezione del nostro stile di vita europeo si riferisce ai valori europei, vale a dire tolleranza, accoglienza, asilo", hanno risposto dal team di von der Leyen. Ma non è solo una questione di terminologie usate a preoccupare forze progressiste e ong umanitarie. L'impressione generale è che l'indirizzo politico della nuova Commissione sia più sulla "gestione" dei confini (e quindi un maggiore controllo delle frontiere esterne anche con accordi contestati come quelli sottoscritti con la guardia costiera della Libia), privilegiando l’ingresso solo di determinate categorie (rifugiati e migranti formati).

I migranti "formati"

Più che un’impressione, è quanto scrive nero su bianco la stessa presidente von der Leyen nelle sue lettere d’incarico ai vari commissari che, ciascuno per sua competenza, si occuperanno nel macro-tema immigrazione. Anche se la parola “integrazione” compare in alcuni passaggi, il focus sembra essere su altri temi.

Sempre il vicepresidente Schinas, per esempio, viene invitato a “creare canali per l’immigrazione legale che ci aiutino a trovare persone con formazione e competenze di cui hanno bisogno la nostra economia e il nostro mercato del lavoro”. Un compito da svolgere in collaborazione con il commissario all’Occupazione “per migliorare la corrispondenza tra domanda e offerta” di posti di lavoro. Nessun riferimento specifico alla questione dell’accoglienza e ai canali umanitari per chi fugge da guerre e persecuzioni.

Canali umanitari vs rimpatri

Di questi canali si parla nella lettera di incarico alla nuova commissaria agli Affari interni, la socialista svedese Ylva Johansson: “Dobbiamo onorare i nostri valori e le nostre responsabilità verso chi fugge da persecuzioni o conflitti”, scrive von der Leyen, specificando pero’ subito dopo che occorre “allo stesso tempo assicurare che chi non ha il diritto a restare (in Ue, ndr) venga rimandato indietro”. Oltre ai rifugiati, spiega subito dopo la presidente nella sua lettera a Johansson, potrebbero venire accolti gli “skilled workers”, ossia i migranti con un curriculum adatto a coprire posti di lavoro vacanti.

Europa "fortezza"

Che la strategia sia quella di rafforzare il controllo delle frontiere, privilegiando l’ingresso solo di determinate categorie (rifugiati e migranti formati) lo si evince anche dalla lettera d’incarico a Jutta Urpilainen, la commissaria finlandese (e socialista) che si occuperà di cooperazione e sviluppo: “Occorre sostenere gli sforzi per raggiungere partenariati globali con i Paesi di origine e di transito dei migranti” adattando “i finanziamenti bilaterali al raggiungimento dei nostri obiettivi sulla gestione della migrazione”. In altre parole, fondi Ue in cambio dell’impegno a bloccare le partenze dei migranti, sembra suggerire questo passaggio.

A completare il quadro, la nomina a commissario per il Vicinato e l’allargamento dell’ungherese Laszlo Trocsanyi, l’uomo designato da Orban per Bruxelles: si occuperà dei rapporti con i Paesi confinanti con l’Ue, in particolare quelli dei Balcani occidentali che mirano all’ingresso nell’Unione. Il fatto che in questo delicato ruolo vi sia un rappresentante di un governo che ha elevato il filo spinato anti-migranti al confine con la Serbia, uno degli Stati candidati per l’appunto, fa temere che nelle trattative la questione migratoria possa essere usata nel nome di un’Europa “fortezza”. 

La riforma di Dublino

A controbilanciare questa ‘lettura’ di una Commissione sbilanciata a destra sul tema immigrazione ci sono alcuni passaggi delle lettere di incarico. Per quanto riguarda le attività di ricerca e soccorso in mare, per esempio, von der Leyen affida alla Johansson il compito di lavorare “su un nuovo approccio più sostenibile, affidabile e permanente” che sostituisca “le soluzioni ad hoc esistenti”. Ossia quelle dei singoli Stati membri, dal momento che l’operazione europea Sophia è stata bloccata da tempo. 

E poi c’è soprattutto la questione del regolamento di Dublino. Von der Leyen ha ribadito che la sua Commissione si occuperà di promuoverne una riforma, un “Nuovo Patto per la migrazione e l’asilo” incentrati su una maggiore solidarietà tra gli Stati membri nella ripartizione degli oneri di accoglienza. 

Certo, oggi la riforma di Dublino sembra un grande traguardo. “Ma se arriverà dopo l’attuazione di una serie di politiche che innalzeranno muri agli ingressi dei migranti – dice una fonte a Bruxelles - a quel punto, ripartirsi poche centinaia di persone, come quelle sbarcate negli ultimi tempi, sarebbe solo una formalità”.

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