Decreto sicurezza, l'Onu attacca. Ma Salvini: "Sia modello per l'Ue"

L'Unhcr: “Siamo preoccupati, può scoraggiare i salvataggi in mare”. Il leader della Lega: “Un successo per il governo e per il Paese”

Il decreto sicurezza approvato dal Senato italiano in via definitiva preoccupa l'Onu. L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) "ribadisce la sua preoccupazione" per provvedimento che impone maximulte alle navi delle Ong e chiede agli Stati membri dell'Ue di "avanzare col lavoro, dopo la recente discussione avvenuta a Parigi, per fissare un meccanismo sugli sbarchi e la ridistribuzione dei migranti salvati in mare". Lo scrive in una nota il portavoce dell'Unhcr Charlie Yaxley, evidenziando che "l'imposizione di sanzioni finanziarie potrebbe scoraggiare o impedire i salvataggi in mare delle navi di privati, in un momento in cui gli Stati europei si sono ampiamente ritirati dalle attività di salvataggio".

Ue: analizzeremo il testo

La Commissione europea per il momento, attraverso un portavoce, si è limitata a dire che "analizzeremo la legge e ne verificheremo la sua compatibilità con la normativa europea". Così un portavoce della Commissione europea in merito al decreto sicurezza bis ora convertito in legge, che impone maximulte alle Ong.

Salvini: "Un modello"

Ma il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, difende il testo affermando, in una lettera al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che la sua approvazione “rappresenta un indubbio successo per il Governo, ma soprattutto per il Paese”. Il leader della Lega rivendica “tra gli aspetti più qualificanti” del nuovo provvedimento normativo “la creazione del fondo per le politiche di rimpatrio”, uno strumento “la cui attuazione potrà rivelarsi cruciale per l'affermazione del principio, più volte da noi condiviso, di premiare, anche attraverso idonee forme di cooperazione, quei Paesi terzi che collaborano nella riammissione di soggetti irregolari presenti sul territorio nazionale”. Inoltre,ha continuato Salvini, “sono convinto che l'impostazione da noi seguita possa costituire un valido modello da esportare a livello di Unione europea, per ottenere quel salto di qualità nei rapporti di collaborazione sui rimpatri con i Paesi terzi, invocato da tutti gli Stati membri, ma ancora privo di concreti strumenti operativi".

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