Migranti, schiaffo Ue all'Italia: saltano le quote obbligatorie

Il presidente del Consiglio Tusk ha eliminato la proposta dal testo che presenterà domani ai capi di Stato e di governo in occasione del Vertice europeo. Protesta la Commissione: "Inaccettabile". Tajani: "Proporro' voto a maggioranza qualificata sulla riforma di Dublino"

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Introdurre le quote obbligatorie per la ripartizione dei richiedenti asilo tra i diversi Stati membri dell'Ue, la stragrande maggioranza dei quali si trova oggi in Italia e Grecia, si è dimostrato “altamente divisivo” e el'approccio è risultato essere inefficace”. Per questo, domani al tavolo del leader che si riuniranno per il Vertice europeo, non ci sarà alcuna proposta sulle quote. Lo si apprende dalla bozza preparata dal presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, che servirà come base di discussione sulle politiche migratorie della due giorni di Summit che partirà domani a Bruxelles. 

Il blocco di Visegrad

La frenata di Tusk è arrivata al termine di una giornata sancita da una profonda spaccatura tra i paesi Ue: da un lato, un gruppo guidato da Italia e Germania in testa, che spingeva per fare passi avanti su un sistema obbligatorio e permanente di ripartizione dei rifugiati (e non emergenziale come quello attuale, lanciato ben due anni fa ma che ancora stenta a decollare). Dall'altro, il blocco dei paesi di Visegrad, ossia Polonia (paese di orgine di Tusk), Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, che si oppongono a una ripartizione obbligatoria e che finora non hanno attuato i ricollocamenti stabiliti in passato, tanto che la Commissione Ue ha deciso di deferirli alla Corte di giustizia europea. 

La Commissione Ue: "Inaccettabile"

Proprio la Commissione, per voce del responsabile degli Affari interni, il greco Dimitris Avramopoulos, ha criticato duramente la posizione di Tusk, definendola “inaccettabile”: il presidente del Consiglio, ha detto Avramopulos a Strasburgo, “ignora il lavoro che abbiamo fatto insieme negli ultimi anni. Dovrebbe difendere l'unità dell'Europa e questo documento mina uno dei principali pilastri dell'Unione, quello della solidarietà. Senza solidarietà, l'Europa non esiste".

Di fatto, con la decisione di eliminare dal testo del Consiglio ogni riferimento alle quote obbligatorie, una nuova proposta in tale senso non arriverà prima del giugno del 2018. Ripensamenti da parte di Tusk non sembrano arrivare: “Il suo punto di vista non cambierà", assicura una fonte europea. Il presidente del Consiglio europeo ritiene che le quote obbligatorie non siano "la risposta di lungo periodo" alla sfida delle migrazioni: il programma di relocation (la ridistribuzione dei richiedenti asilo da Italia e Grecia verso altri Paesi Ue) lanciato nel 2015 ha "contribuito a grandi divisioni e grandi tensioni", ha spiegato la fonte. Per Tusk, la priorità è "ricostruire la fiducia tra gli Stati membri". Al vertice - ha detto la fonte - "non ci saranno decisioni sulle quote obbligatorie", ma solo "una una discussione su come procedere per arrivare a una soluzione consensuale entro giugno" del 2018. Senza un consenso tra tutti e 28 gli Stati membri, il presidente del Consiglio europeo "presenterà" una sua proposta su come andare avanti sulla riforma di Dublino, si legge nella nota finale di Tusk.

La riforma di Dublino

Già, perché sul tavoli c'è anche la richiesta, promossa dal Parlamento Ue e, tra gli altri, dall'Italia, di modificare il regolamento di Dublino, ossia le leggi che regolano l'accoglienza dei richiedenti asilo che sbarcano nell'Ue. Secondo le norme in vigore, a farsi carico delle richieste deve essere il paese di primo approdo e solo in un secondo momento i migranti, una volta riconosciuto il loro status di rifugiati, potranno raggiungere un altro Stato membro. Il problema è che il processo per ottenere lo status è lungo e puo' durare anche due anni. Con il risultato che i richiedenti asilo restano per lunghi periodi in Italia o in Grecia, anche se hanno chiesto espressamente di voler andare in un altro paese Ue. Per superare questa impasse, il Parlamento europeo ha approvato a maggioranza un testo in cui si chiede al Consiglio di rivedere il pincipio del paese di primo approdo, in modo da consentire che i migranti possano essere inviati nello Stato membro per cui hanno fatto richiesta subito dopo la prima identificazione.  

Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha annunciato che al Vertice di domani difenderà "la possibilità di decidere a maggioranza qualificata" sulla riforma di Dublino. "Intendo difendere le prerogative del Parlamento, il potere di co-decisione e anche nel rispetto dei Trattati la possibilità di decidere a maggioranza qualificata". In sostanza, Tajani proporrà di superare il blocco dei paesi di Visegrad con un voto in cui serviranno 16 Stati membri su 28 per far approvare la proposta di riforma. Anche se non è detto che i voti necessari si troveranno. 

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Del resto, se l'Europa (che conta 500 milioni di cittadini) si è divisa sulle quote obbligatorie per circa 160mila rifugiati, come potrà trovare l'intesa su un testo che di fatto mobiliterebbe un flusso ben più alto di migranti? Intanto, domani, prima del Vertice, il premier Paolo Gentiloni dovrebbe incontrare il gruppo di Visegrad, per provare almeno a riavvicinare le parti.  

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