Chi sono i Paesi Ue che non vogliono accogliere i migranti "italiani"

La crisi libica potrebbe spingere 800mila persone verso le coste italiane. Ma almeno 5 Stati membri continuano a bloccare la creazione di un meccanismo di solidarietà interno all'Unione per la redistribuzione dei richiedenti asilo. Quasi tutti sono alleati o vicini alla Lega. E Di Maio punzecchia Salvini

Una riunione dei Paesi di Visegrad con Orban (a destra) e Babis (a sinistra)

La crisi libica in corso potrebbe spingere 800mila migranti verso le coste italiane. Un vero e proprio esodo. Ma anche le previsioni meno pessimistiche fanno presagire che il periodo di calma che ha caratterizzato l'ultimo anno della rotta Mediterranea è destinato a finire. Ecco perché in Italia si è subito riacceso il dibattito sulla strategia da seguire per far fronte alla ripresa degli arrivi di massa. Con Lega e 5 stelle a picconarsi a distanza: il Carroccio a ribadire la sua linea dura ("porti chiusi"), il M5s a ricordare l'inapplicabilità legale di questa linea dinanzi a numeri enormi come quelli che si prospettano. 

"Sarebbe utile che, indipendentemente dagli sviluppi in Libia, Salvini convincesse Orbán e i suoi alleati in Europa ad accettare le quote di migranti che arrivano in Italia", ha detto Luigi Di Maio. E forse sta proprio qui il nodo prossimo futuro da sciogliere: l'Ue è pronta a condividere con il nostro Paese il peso di una nuova eventuale crisi dei migranti? E quali sono gli Stati che potrebbero bloccare ancora una volta la creazione di un meccanismo di solidarietà interno all'Unione? 

Come ha fatto intendere Di Maio, i maggiori indiziati in Europa sono proprio gli alleati o comunque i "vicini", politicamente parlando, del vicepremier Salvini. Stando a quanto visto finora in Consiglio Ue, ossia nel luogo dove i governi si incontrano (e si scontrano) per prendere le decisioni definitive sulle politiche da seguire, sono almeno 5 i Paesi che non intendo accettare neanche un richiedente asilo che provenga da un altro Stato membro: Polonia, Austria, Ungheria, Slovacchia e Repubblica ceca.

Polonia

In Polonia, il governo è guidato dal PiS, partito che esprime il presidente Andrzej Duda e il primo ministro Mateusz Morawiecki. L'uomo forte del partito, pero', è Jarosław Kaczynski, che qualche mese fa ha ricevuto proprio Salvini per studiare la possibilità di creare un unica grande coalizione sovranista al Parlamento Ue e, di conseguenza, all'interno della futura Commissione europea. Il sogno unitario sembra per ora arenato: il PiS resta saldamente alla guida del gruppo parlamentare europeo dei Conservatori e Riformisti, di cui fa parte Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. A ogni modo, resta la mano tesa dai polacchi a Salvini per possibili future convergenze (entrambi sono nelle condizioni di poter nominare 2 commissari). Ma di sicuro, il PiS non sembra voler fare passi avanti sulle politiche migratorie: migranti o rifugiati che siano, restino nel Paese dove si trovano. Anche se è quello degli amici Salvini e Meloni.

Austria

La Polonia è di sicuro il Paese più influente del cosiddetto gruppo di Visegrad, l'alleanza interna all'Ue che vede anche la partecipazione attiva di Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia. Con l'Austria alla finestra. Ad avvicinare Vienna al blocco dei Paesi ex sovietici c'è proprio la questione migranti. Il giovanissimo premier Sebastian Kurz fa parte della grande famiglia politica europea dei popolari, ma al governo deve fare i conti con gli alleati di destra dell'Fpo. I quali a loro volta sono seduti al fianco del Carroccio nei banchi del Parlamento europeo. Una vicinanza che finora non sembra pagare in termini di appoggi politici: quello austriaco, infatti, è stato tra i governi più duri verso la prima manovra economica presentata a Bruxelles dall'esecutivo gialloverde. E da tempo litiga con i ministri dei Trasporti italiani, compreso l'ultimo, Danilo Toninelli, per i suoi blocchi ai camion diretti in Italia via Brennero. Sui migranti, poi, vale lo stesso discorso della Polonia: amici si', ma guai a parlare di redistribuzione.

Ungheria

A chiudere il cerchio degli "amici" di Salvini in Europa c'è forse il personaggio più famoso alle nostre latitudini: il premier ungherese Viktor Orban. Le sue battaglie contro Soros e Juncker hanno attirato le simpatie della destra italiana, tanto che la prima a volare a Budapest per cercare un'intesa europea è stata Giorgia Meloni. A seguire, anche Salvini ha da tempo aperto un canale diretto con il leader di Fidesz, partito capace di attirare circa il 50% dei voti alle ultime elezioni nazionali. Per adesso, nonostante le richieste di espulsione, Orban resta ancorato alla famiglia dei popolari. Ma è chiaro che il suo sguardo è volto verso la "zona sovranista". Non cosi' tanto, pero', da accettare compromessi sulla condivisione dei migranti. 

Slovacchia e Repubblica ceca

Gli ultimi 2 Paesi Visegrad che finora hanno bloccato qualsiasi passo avanti sulle politiche Ue in materia di accoglienza sono Repubblica ceca e Slovacchia. La prima è guidata dal "Trump" locale, il premier Andrej Babis. Babis è il leader di Ano, partito fondato nel 2011 e alleato in Europa con i liberali di Guy Verghofstadt. Un gruppo europeista, insomma. Ma questo non è bastato ad ammorbidire le posizioni di Praga. 

Lo stesso ragionamento vale per la Slovacchia, il cui leader Peter Pellegrini (dalle chiare origini italiane) fa parte della famiglia socialdemocratica europea, la stessa del Pd. Eppure, Bratislava non ha condiviso la linea "solidale" degli alleati di Bruxelles sui migranti, opponendosi alla redistribuzione. Insiema all'Ungheria, è persino finita dinanzi alla Corte europea (perdendo) per il suo rifiuto di tener fede agli impegni presi con l'Ue (e con l'Italia) nel corso dell'ultima grande crisi migratoria.

 

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