Patto a 4 sui migranti, al via il vertice di Malta. I punti non ancora chiariti

Al via il summit a 4: Germania, Francia e Italia insieme al governo di La Valletta vogliono istituire un meccanismo di accoglienza e redistribuzione che possa coinvolgere il resto dell'Ue. Ma prima ci sono dei nodi importanti da sciogliere

Non è un vertice Ue, ma piuttosto un summit a 4 tra Germania, Francia, Italia e Malta per trovare un'intesa sulla gestione dei migranti che, questa è la speranza di Roma, possa aprire alla creazione di un meccanismo comune che coinvolga l'intera Unione europea. Ma intanto, bisogna chiarire i contenuti del mini patto. E non sarà facile.

Il summit di Malta

E' con queste premesse che si apre a Vittoriosa, presso La Valletta, il vertice tra i ministri dell'Interno di Italia (Luciana Lamorgese), Germania (Horst Seehofer), Francia (Christophe Castaner) e Malta (Michael Farrugia). Un incontro che sta creando attese e malumori nei Paesi convolti. L'obiettivo del vertice è creare un sistema di gestione degli sbarchi e di redistribuzione dei migranti che possa diventare un modello per una futura revisione delle regole Ue, a partire dal Regolamento di Dublino. Berlino e Parigi vogliono dare l'esempio, assumendosi l'onere di accogliere una parte cospiscua delle persone che arrivano attraverso il Mediterrano, per ora solo la rotta centrale. Che a dirla tutta, dopo i controversi accordi con la Libia e quelli con il Niger, ha portato in 8 mesi appena 6.839 migranti sulle coste italiane. Contro gli oltre 100mila del 2017.   

Sono questi numeri, senza dubbio, ad aver favorito la preparazione del summit: i governi di Berlino e Parigi, infatti, hanno potuto sbandierare i pochi arrivi per controbattere alle accuse di chi, soprattutto a destra, vede in questo potenziale accordo il rischio di un'invasione di migranti. Ma se il momento è propizio, non è detto che lo stesso accadrà in futuro.

I nodi da sciogliere

Ecco perché un primo paletto che i 4 ministri proveranno a superare è la durata del patto. C'è chi parla di 6 mesi, ma con una clausola che preveda il rinnovo automatico. C'è poi la questione di chi dovrà occuparsi degli sbarchi: il tentativo di Italia e Malta di chiedere una rotazione dei porti è morto sul nascere. Ma in cambio dell'apertura dei propri porti, Roma e La Valletta chiedono innanzitutto che dopo lo sbarco, le operazioni di accoglienza non durino più di un mese. Scaduti i 30 giorni, i migranti vanno redistribuiti. A gestire la redistribuzione dovrebbe essere la Commissione europea attraverso l'agenzia Frontex.

E qui si apre il terzo nodo da sciogliere, di sicuro il più complicato: come ripartire i migranti e quali migranti vanno redistribuiti? Sulle quote di accoglienza, sembra che ormai Germania e Francia abbiano accettato di farsi carico della metà, il 25 per cento a testa. Anche se l'Italia sperava in quote più generose: a Roma resterebbe il 10% dei migranti, ma non è ancora chiaro il 40% rimanente come verrà ripartito.

Ma al di là delle quote, bisogna intendersi se il patto riguarderà solo i potenziali rifugiati o tutti i migranti, compresi quelli economici, che sono la stragrande maggioranza. L'Italia chiede chiaramente che si attui la seconda opzione. Ma a Berlino il governo si è diviso su questa possibilità.

Infine, c'è un passaggio della bozza di accordo circolata nelle ultime ore che rischia di far discutere: il meccanismo sopra descritto, infatti, potrebbe non applicarsi da subito, ma solo quando i Paesi di prima accoglienza saranno sottoposti a una "pressione straordinaria". Come dicevamo, l'Italia a oggi è lontana da essere in una situazione del genere.

L'allargamento a Spagna e Grecia

Chi si trova in condizioni "straordinarie" sono Spagna e Grecia, che per ora sono fuori dal patto. La speranza dei promotori dell'intesa di Malta, tra cui il ministro tedesco Seehofer, è che questo accordo possa coinvolgere anche Madrid e Atene. Un'eventualità che potrebbe concretizzarsi al prossimo vertice Ue degli Interni, previsto il 7 ottobre a Lussemburgo: qui dovrebbe arrivare il documento di Malta, qualora dovesse venire siglato, e si cercherà di coinvolgere altri Paesi nell'accoglienza (si dice che siano una decina quelli 'interessati'). Oltre Spagna e Grecia. 

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