Migranti, lo sgambetto di Macron all'Italia: “Regole di Dublino per ora non si toccano”

Per il presidente francese, le norme europee sull'accoglienza dei richiedenti asilo vanno mantenute perché altrimenti “si deresponsabilizzerebbero i paesi di primo ingresso”, tra cui il nostro. E poi affronta a muso duro le ong a Calais

Foto: Palazzo Chigi

Tanti elogi all'impegno dell'Italia sui migranti all'ultimo vertice bilaterale con il premier Gentiloni. E l'accordo sulla missione in Niger, terra di transito di una buona fetta dei flussi verso le coste europee. Ma sul regolamento di Dublino, forse il punto più delicato per il nostro paese, che ne chiede a gran voce la revisione, il presidente francese Emmanuel Macron getta una secchiata di acqua gelida: una riforma di queste regole “non è possibile nel breve termine”. E il perché di questo suona come uno schiaffo all'Italia: “Porterebbe a deresponsabilizzare i paesi di primo ingresso”, ha spiegato il capo dell'Eliseo nel corso di una visita a Calais. 

La riforma di Dublino

Le parole di Macron confermano, in sostanza, quanto denunciato da diversi eurodeputati in queste settimane: la richiesta del Parlamento Ue di modificare le norme sull'accoglienza dei richiedenti asilo si è arenata e rischia di slittare a data da destinarsi. La proposta dell'Eurocamera, infatti, era di aprire i negoziati con il Consiglio Ue, ossia con gli Stati membri, il prima possibile. Ma sia le resistenze di alcune capitali, sia il fatto che a guidare i lavori del 2018 al Consiglio saranno Bulgaria e Austria, entrambe non intenzionate a mettere in cima all'agenda la riforma, sembrano dare ragione al presidente francese. Nel “breve termine” Dublino non si cambia. 

I paesi di primo ingresso

In sostanza, i paesi di primo ingresso dei migranti (Italia e Grecia su tutti) resteranno responsabili delle procedure di asilo. Cosa che nei fatti vuol dire scaricare il peso degli arrivi interamente sulle spalle di questi paesi. Ma una modifica delle regole che porti a una maggiore condivisione degli oneri tra gli Stati membri, come richiesto dal Parlamento Ue e dall'Italia, rischia per Macron di “deresponsabilizzare” i paesi di primo ingresso. Cosa significhi nel concreto questa “deresponsabilizzazione” tanto temuta dal leader di En Marche non è chiaro.  

La partita di Macron

E' chiaro, invece, come sui migranti Macron si stia giocando una partita politica fondamentale per mantenere il consenso. In questi giorni, infatti, approderà al parlamento francese la controversa legge sull'immigrazione firmata dal ministro dell'Interno Gérard Collomb e il cui obiettivo dichiarato è proprio quello di accelerare le procedure d'asilo per dividere i rifugiati da accogliere dai migranti economici da rispedire in patria

La proposta di legge si è già attirata le dure critiche di un fronte vasto di centrosinistra, compresi gli esponenti di En Marche. E fa il pari con il pugno duro mostrato a Calais, dove Macron si è recato ieri tra le proteste delle ong, che lamentano violenze e trattamenti degradanti da parte della polizia nei confronti dei circa 500 migranti assiepati alla frontiera con il Regno Unito (stabilita qui in base a un accordo del 2004 tra Londra e Parigi). Un rapporto di Human Rights Watch ha denunciato l'uso di lacrimogeni per impedire ai migranti di ricevere i pasti portati dalle ong, oltre a confische di sacchi a pelo, coperte e bottiglie d'acqua. Denunce che hanno trovato conferma indiretta anche da tre ispezioni del ministero dell'Interno.

Il cul de sac 

Macron vuole impedire che a Calais si formi una nuona “Giungla”, quel gigantesco campo profughi abusivo che era arrivato a ospistare fino a 8mila persone che volevano raggiungere il Regno Unito. Ma dietro tutto questo, c'è in realtà la paura del governo francese di finire in un cul de sac: da un lato i migranti in arrivo dall'Italia, dall'altro i 300mila che si trovano in Germania e che, secondo stime dello stesso governo, sono pronti a varcare il confine con la Francia, dall'altro ancora Londra che blocca la frontiera di Calais. Con la nuova legge, assicura il ministro, sarà più facile espellere i migranti irregolari. Un modo anche di fare da deterrente a chi intenda recarsi in Francia senza le carte in regola. Sta di fatto che a oggi, dei 91mila migranti irregolari "intercettati" dalla polizia francese, meno di 25mila sono tornati a casa. 

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