Migranti, Kyenge: più trasparenza sugli "agenti Ue" nei Paesi di partenza

L’europarlamentare Pd sta mettendo a punto la proposta sui funzionari europei negli Stati di origine dei flussi:”Condividano i dati che hanno a disposizione”

Per affrontare il fenomeno migratorio l'Unione europea ha bisogno di rafforzare gli strumenti di monitoraggio che ha nei Paesi di origine dei flussi. A questo scopo è sotto esame presso la commissione Libertà civili del Parlamento europeo la riforma della normativa sugli agenti di collegamento per l’immigrazione. Si tratta di quasi 500 funzionari inviati dai Paesi membri per monitorare fenomeni quali la criminalità internazionale e l’immigrazione illegale. La riforma si è resa necessaria dopo che un’indagine, compiuta lo scorso anno, ha fatto luce sulle inefficienze sia nella condivisione di informazioni che sul coordinamento tra agenti. 

L’introduzione di un comitato direttivo e il rafforzamento dello scambio d'informazioni tra funzionari e istituzioni sono i punti cardine della proposta presentata dalla Commissione europea. Nell’iter parlamentare del provvedimento, affidato all’europarlamentare Cécile Kyenge, il testo è stato rivisto tenendo conto dei principi più cari all’ex ministra per l’Integrazione. “La parte sui diritti umani era carente”, spiega l’esponente del Pd, “e abbiamo lavorato molto sulla portabilità di tali diritti”. Kyenge sottolinea che “se una persona lascia il proprio Paese non abbandona i suoi diritti”, da qui l’introduzione nel testo della tutela dei dati personali da parte dei funzionari ai fini dello svolgimento di studi e indagini. La figura dei funzionari di collegamento incaricati per l’immigrazione è stata riconosciuta nel 2004, in seguito ad un esperimento di successo avvenuto in Grecia. Successivamente sono stati introdotti gli agenti di collegamento nei Paesi esterni all’Ue, con funzioni di consulenza alle autorità competenti contro la criminalità transfrontaliera, le frodi documentali e di contrasto all’immigrazione illegale.

“Oggi abbiamo bisogno”, spiega la Kyenge, “di migliorare il monitoraggio sui paesi di partenza e avere delle persone sul territorio nei Paesi d’origine dai quali partono i migranti che possano fornire dei dati precisi anche sugli studi che vengono commissionati o sui temi considerati prioritari”. Da qui la richiesta della Commissione di introdurre un comitato direttivo che possa facilitare lo scambio di informazioni e dati in maniera sicura. “Ogni Stato membro o funzionario che aveva questi dati non li condivideva con le altre agenzie dell’Ue, come Frontex e Europol”, spiega Cécile Kyenge, “e molte volte assistiamo anche a una disinformazione”.“Io credo che tutte le strategie e le politiche debbano basarsi su questi dati precisi”, sottolinea l’esponente dem. “Il fenomeno migratorio è sempre più complesso e richiede degli elementi giusti e semplici per andare verso una gestione sicura e ordinata dell’immigrazione”, conclude l’europarlamentare.

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