Migranti, da Strasburgo via libera alle nuove norme sui richiedenti asilo

Nel testo, eliminato il principio del paese di primo approdo, fortemente contestato dall'Italia. Esultano Pd e Forza Italia. Contrario il Movimento 5 Stelle. Salvini e la Lega astenuti

Niente più ritardi burocratici sui rifugiati: chi arriva in Italia e chiede asilo in un altro Stato dell'Ue dovrà essere automaticamente trasferito in quel paese. E' quanto stabilisce la risoluzione adottata oggi a Strasburgo dal Parlamento europeo. Si tratta di una proposta di legge che modifica l'attuale regolamento di Dublino sui richiedenti asilo in Europa, una delle normative più contestate dall'Italia negli ultimi anni (e da tutte le forze politiche, dal Pd alla Lega passando per il Movimento 5 Stelle).

Il motivo dell'opposizione italiana ruota per lo più intorno al principio del "paese di primo approdo" contenuto nel regolamento fin qui in vigore: in base a tale principio, le pratiche di asilo devono essere svolte nel primo Stato europeo che accoglie il migrante e solo in un secondo momento il richiedente asilo potrà essere trasferito in un altro paese Ue. Tra le pratiche e questo fatidico "secondo momento", nei fatti, passano anche 2 anni. Con il risultato che il paese di primo approdo (che nella stragrande maggioranza dei casi si chiama Italia o Grecia) deve farsi carico del grosso degli arrivi, anche se la più parte dei migranti vorrebbe andare in Germania o Francia, tanto per fare due esempi.   

Contrari i 5 Stelle

La proposta del Parlamento Ue modifica questo principio. Il testo è stato approvato con 390 voti a favore, 175 contrari e 44 astensioni. Tra i contrari, gli eurodeputati M5S, che contestano alcuni paletti normativi che, secondo le loro accuse, vanificherebbero l'obiettivo della riforma. Favorevoli invece il Pd e Forza Italia. Si sono astenuti, invece, Salvini e il resto della truppa leghista a Strasburgo.

Le nuove norme

La proposta dell'Europarlamento sulla riforma del sistema d'asilo è fondato sulla "solidarietà" e dovrebbe consentire di passare dal "caos odierno" a un meccanismo "ordinato", ha detto la relatrice del provvedimento Cecilia Wikstroem prima del voto della plenaria, accusando i governi di "politiche fallimentari". Secondo il testo approvato da Strasburgo, il paese di primo arrivo (o primo approdo) non sarà più automaticamente responsabile per i richiedenti asilo: l'attribuzione della responsabilità dovrebbe fondarsi su "reali legami" con uno Stato membro, quali la famiglia, l'avervi già vissuto in precedenza o gli studi. In assenza di questi legami, i richiedenti asilo verrebbero automaticamente assegnati ad uno Stato membro dell'Ue in base ad un metodo di ripartizione fisso, non appena registrati e dopo un controllo di sicurezza e una rapida valutazione dell'ammissibilità della loro domanda di protezione.

Dopo il voto di Strasburgo, adesso la palla passa agli Stati membri. La strada è in salita, data soprattutto la contrarietà dei paesi dell'Est.

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