Migranti, altro che solidarietà Ue. Tusk: “Prima proteggere le frontiere”

Scontro a fine vertice con il capo della Commissione Juncker, che replica: “L'Europa è sufficientemente forte, come i suoi Stati membri, per poter assorbire 35 mila rifugiati. Vorrei che su questo punto ci si calmi un po' e ci si ecciti meno"

Dopo aver affossato le richieste di Italia e Germania di fare passi avanti sulle quote obbligatorie per i rifugiati e la riforma del regolamento di Dublino, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha usato oggi termini ancora più netti per chiarire la sua posizione. Che a detta di Tusk sarebbe quella di tutti i 28 capi di Stato e di governo dell'Ue: “proteggere le nostre frontiere e combattere i flussi illegali” viene prima della solidarietà.

Uno schiaffo a quanti, da Roma a Berlino, passando per la Commissione europea, chiedevano che il vertice che si è chiuso oggi a Bruxelles segnasse una svolta sulla ripartizione dei carichi di accoglienza tra gli Stati membri. Ci si augurava un “compromesso” tra le posizioni di chi chiede maggiore condivisione degli oneri e chi, come i paesi di Visegrad (Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia e Ungheria, a cui si è aggiunta oggi l'Austria) ha innalzato un muro dinanzi a questa ipotesi. Un compromesso del genere, si è limitato a dire Tusk a margine del vertice, è "molto difficile, ma dobbiamo cercare di fare il meglio”. 

Al suo fianco, nella conferenza stampa di chiusura del summit, il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, che è apparso non poco indispettito dall'improvviso irrigidimento di Tusk: secondo Juncker, i 35.000 richiedenti asilo che sono stati trasferiti da Italia e Grecia non mettono "in discussione la civilizzazione dell'Europa. L'Europa è sufficientemente forte, come i suoi Stati membri, per poter assorbire 35 mila persone. Vorrei che su questo punto ci si calmi un po' e ci si ecciti meno".

Sulla stessa linea di Juncker e dell'Italia si sono schierati Merkel e Macron: sull'immigrazione, la solidarietà fra paesi “è indispensabile” anche sul fronte interno della questione, ovvero la redistribuzione dei rifugiati, hanno detto in una conferenza stampa congiunta: “Entro giugno 2018 serve un accordo autentico sul piano esterno e interno della politica migratoria”. 

Ma i paesi di Visegrad non sembrano preoccupati dalle pressioni di Berlino, Parigi e Roma. E anzi oggi hanno potuto aggiungere al loro gruppo di opposizione l'Austria. Per il probabile futuro premier di Vienna, Sebastian Kurz, "Tusk ha ragione quando dice che le quote obbligatorie di rifugiati nell'Ue non hanno funzionato. Promuoverò il cambiamento di questa politica sbagliata sui rifugiati".

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