"Un migrante violento non può essere punito con revoca vitto e alloggio"

Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell'Ue. Il caso di un richiedente asilo minorenne coinvolto in una rissa ed escluso per 15 giorni dal centro d'accoglienza

Era stato coinvolto in una rissa e per questo le autorità belghe hanno deciso di punirlo con l'esclusione dal centro d'accoglienza in cui si trovava, togliendogli di fatto vitto, alloggio e vestiario, costringendolo a passare le notti all'addiaccio. Una misura sproporzionata e non in linea con le leggi europee in materia. Con queste motivazioni, la Corte di giustizia dell'Ue ha dato ragione a un richiedente asilo afghano che era stato espulso da un centro d'accoglienza in Belgio.

Secondo i giudici europei, gli Stati membri hanno diverse opzioni per sanzionare i richiedenti asilo che tengono comportamenti violenti o comunque in violazione delle regole del centro d'accoglienza presso il quale sono ospitati. Ma non possono revocare le condizioni materiali di accoglienza relative a alloggio, vitto o vestiario perché questo lede la loro dignità e va contro la Carta Ue dei diritti fondamentali. 

Il caso riguarda Zubair Haqbin, un cittadino afghano, arrivato in Belgio come minore non accompagnato. Dopo aver presentato domanda di protezione internazionale, è stato ospitato in un centro di accoglienza di Broechem, nella regione fiamminga. In questo centro è stato coinvolto in una rissa fra residenti di origini etniche diverse. A seguito di tali fatti, il direttore del centro di accoglienza ha deciso di escluderlo, per un periodo di 15 giorni, dall'assistenza materiale. In questo periodo, Haqbin, secondo le sue stesse dichiarazioni, ha trascorso le notti in un parco a Bruxelles e presso amici.

Zubair, con il supporto degli assistenti sociali, ha presentato ricorso a un tribunale belga. Il direttore si è diffeso sostenendo che una direttiva Ue del 2013 prevede la possibilità di sanzionare chi non rispetta le regole del centro. E per questo i giudici hanno chiesto un parere alla Corte europea. La quale ha stabilito che tra le sanzioni previste non puo' esserci la revoca del beneficio di tutte le condizioni materiali di accoglienza o delle condizioni materiali di accoglienza relative all'alloggio, al vitto o al vestiario perché incompatibile con l'obbligo per gli Stati membri di garantire al richiedente un tenore di vita dignitoso.

Una simile sanzione, sostiene la Corte Ue, priverebbe infatti il richiedente della possibilità di far fronte ai suoi bisogni più elementari. Inoltre, violerebbe il requisito di proporzionalità. La Corte Ue ha aggiunto che gli Stati membri hanno l'obbligo di assicurare in modo permanente e senza interruzioni un tenore di vita dignitoso e che le autorità incaricate dell'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale devono assicurare, in modo regolato e sotto la propria responsabilità, un accesso alle condizioni di accoglienza idoneo a garantire tale tenore di vita. "Esse non possono quindi limitarsi, come intendevano fare le autorità competenti belghe, a fornire al richiedente escluso un elenco di centri privati per i senzatetto che avrebbero potuto accoglierlo", spiegano i giudici.

Semmai, il direttore avrebbe potuto provvedere a "misure diverse da quelle vertenti sulle condizioni materiali di accoglienza, come la collocazione del richiedente in una parte separata del centro di accoglienza o il suo trasferimento in un altro centro di accoglienza", aggiunge la Corte. Il caso poi che si trattasse di un minore avrebbe dovuto spingere le autorità belghe a valutare altre alternative, come l'affidamento a strutture adeguate per l'accoglienza di minori a rischio. 

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