"Accordo deludente, ma l'Italia farebbe bene ad attivare il Mes: vale quasi 40 miliardi"

Risorse erogabili per le sole spese sanitarie, incentivi limitati e mancanza di fiducia dei Paesi del Nord Europa. L’economista Papadia spiega cosa non va nel pacchetto di aiuti raggiunto dai ministri delle Finanze dell'area Euro

Nel ‘day after’ della riunione dell’Eurogruppo, che ha dato il via libera a nuovi aiuti per 500 miliardi, il Governo italiano ha subito messo le mani avanti sul possibile utilizzo del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), anche senza le tanto ‘odiate’ condizionalità. A mettere nero su bianco il ‘no’ di Roma alle linee di credito del Mes concordate ieri dagli sherpa della diplomazia europea, è lo stesso Giuseppe Conte. “Io ho una sola parola: la mia posizione e quella del Governo sul Mes non è mai cambiata e mai cambierà”, scrive il premier su Twitter. In altre parole, l’Italia è pronta a dire ‘no grazie’ a decine di miliardi di euro dopo aver lottato ai tavoli Ue per averli con condizioni di favore. Un atteggiamento che potrebbe sembrare incomprensibile

Pochi incentivi per accedere al Mes

Ma a dirla tutta, “l'incentivo finanziario a prendere a prestito c'è ma è limitato”. Francesco Papadia, economista e già direttore generale per le operazioni di mercato della Banca centrale europea dal 1998 al 2012, spiega infatti che “il Mes può fornire fondi ai Paesi ad un costo inferiore rispetto all'indebitamento nazionale, ma l'ammontare di finanziamento che un Paese può prendere - 2.0% del PIL, quasi 40 miliardi di euro per l’Italia - non è ampio”. 

Un aiuto non in linea con le aspettative. Ciononostante, secondo Papadia - che oggi lavora come senior fellow del Bruegel institute di Bruxelles - “varrebbe la pena usufruire di questa linea di credito” dal momento che “non c'è, nella sostanza, condizionalità macroeconomica”. “Ma, per motivi politici che non capisco, ci potrebbe essere in Italia una opposizione a prendere questi fondi”, fa notare l’economista, raggiunto da Europa Today. “Non so quale potrebbe essere l'atteggiamento di un Paese come la Spagna”, spiega Papadia, che poi avverte: “Se nessun Paese prendesse questi fondi, l'ammontare dell'azione comunitaria sarebbe ben inferiore alla cifra aggregata di 500 miliardi che è stata annunciata”. 

La sfiducia del Nord nella politica italiana

A far discutere gli esperti, oltre che l’importo contenuto del canale di credito anti-coronavirus, è il limite di poterlo utilizzare per le sole spese sanitarie e non - come in tanti auspicavano - per combattere gli effetti disastrosi della quarantena sull’economia. “A mio parere è una scelta sbagliata”, taglia corto Papadia. “Il Covid-19 - evidenzia l’economista ed ex direttore alla Bce - ha pesanti conseguenze per la spesa sanitaria ma anche importanti ricadute sociali ed economiche e sarebbe stato logico poter coprire anche quelle”. Un problema, prima ancora che economico, di natura individualista e di mancanza di comprensione per i problemi altrui, ma dovuto anche agli errori del passato. Papalia sostiene infatti che “per quanto riguarda le motivazioni dei ministri delle Finanze del Nord Europa, queste vanno ricercate nella mancanza di fiducia nei confronti di alcuni dei Paesi cosiddetti periferici”. “Mancanza di fiducia che non è, purtroppo, senza motivazioni, dato il comportamento passato di alcuni Paesi, tra cui l’Italia”, commenta con amarezza e spirito critico.

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Gli eurobond rimangono lontani

Almeno a parole, ciò che l’Italia vorrebbe ottenere da questa partita, sono i tanto sperati eurobond, che consentirebbero ai Paesi con forte indebitamento pubblico di mettersi al riparo dalla speculazione dei mercati grazie ai solidi bilanci dei Paesi ‘frugali’, o comunque meno indebitati. Tra i possibili modi per arrivare ai titoli comuni c’era anche l’utilizzo del Mes, come spiegato dallo stesso Papadia in una precedente intervista. “L'impatto di questa decisione sulla questione degli eurobond mi pare molto limitato”, commenta oggi l’economista. “Infatti, da una parte l'indebitamento da parte del Mes per finanziare eventuali richieste di credito da parte di alcuni Paesi, dà luogo ad emissioni in comune”, sottolinea. “D'altra parte, però, gli ammontari sono limitati e, cosa più importante, la responsabilità prima del rimborso del prestito rimane sul Paese che usufruisce della linea di credito, quindi la mutualizzazione del debito è molto limitata”, conclude.

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