May: se salta il mio accordo potrebbe saltare la Brexit

La premier prova a mettere pressione sull'ala dura del partito perché martedì appoggi il suo Deal. Corbyn attacca: "È disperata"

L'accordo sulla Brexit raggiunto da Theresa May con Bruxelles sta per tornare ai Comuni ma c'è il rischio che sia nuovamente bocciato, come accaduto già lo scorso gennaio. E se accadrà di nuovo lo stesso divorzio potrebbe essere ritardato o addirittura nn avvenire mai. È l'avvertimento che la premier ha lanciato in un discorso in una fabbrica di Grimsby, per provare a convincere l'ala dura dei brexiteer del suo partito. "Nessuno sa cosa potrà succedere" se la Camera dei Comuni boccerà di nuovo martedì l'accordo sulla Brexit. Si tratta di una scelta "cruciale", ha ammonito May secondo cui rigettare il deal "significa che nessuno sa cosa potrà succedere: potremmo non uscire dall'Ue per molti mesi, potremmo uscire senza le protezioni che il deal prevede e potremmo non uscire del tutto".

Se l'accordo fosse approvato "darebbe una spinta all'economia britannica", ha rivendicato la premier. Le sue parole sono state definite "un segnale di disperazione" da Jeremy Corbyn. Il leader dei laburisti ha ribadito che il suo partito "non sosterrà martedì" l'accordo proposto dalla premier Tory. Mentre voterà il giorno dopo contro l'opzione di un divorzio 'no deal' e quindi ripresenterà il proprio piano B per una Brexit più soft che preveda fra l'altro la permanenza del Regno in un'unione doganale europea e un maggior accesso al mercato unico. "Sono proposte che ho illustrato all'Ue e che possono costituire una buona base negoziale" nuova, ha detto, sfidando May a riconoscerle come bozza "d'un deal in grado di avere il sostegno della Camera".

Corbyn ha invece rimesso per ora da parte l'idea d'un secondo referendum: "Non facciamo retromarcia" sull'impegno a votare un emendamento al riguardo più avanti, "ma - ha tagliato corto - al momento la priorità è fermare un no deal". Intanto a Bruxelles procedono frenetici i negoziati a livello di tecnici. Secondo fonti diplomatiche europee, nel pomeriggio è stata convocata una riunione dei 27 ambasciatori, ma non è ancora chiaro se e quando il ministro per la Brexit Stephen Barclay e dall'attorney general Geoffrey Cox, o la premier britannica Theresa May verranno a Bruxelles per negoziare in prima persona.

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