Il 15 gennaio il voto sulla Brexit, May lotta per convincere i dissidenti

La prossima settimana il testo concordato con Bruxelles andrà ai Comuni, 200 deputati firmano una petizione per evitare il No deal, ma l'ex ministro degli Esteri Johnson: “Nessun dramma, è quello per cui hanno votato i britannici”

Dopo il rinvio del mese di dicembre la premier Theresa May porterà l'accordo raggiunto con Bruxelles sulla Brexit alla Camera dei Comuni il 15 gennaio. Lo riferiscono i media britannici dando ormai per certa la votazione. Il voto era previsto lo scorso 11 dicembre ma è stato rinviato all'inizio dell'anno nuovo, con la scusa della sentenza della Corte Ue che apriva alla possibilità per Londra di fare dietro front unilateralmente sul divorzio, di fronte alla profonda opposizione in seno allo stesso partito conservatore. I deputati britannici riprendono mercoledì il dibattito sul testo concordato con Bruxelles e May dovrebbe spiegare se ha ottenuto "chiarimenti" sul testo dall'Ue che facilitino il 'via libera' ai Comuni, dove la premier non ha la maggioranza assoluta e affronta l'opposizione non solo dei Tory, ma anche di parte dei suoi alleati di governo, il Partito Democratico Unionista nordirlandese.

La Ue ha avvertito che non cambierà il testo negoziato, ma si è detta disposta a "chiarimenti" sul contenuto, in particolare sulla contestata clausola di sicurezza che eviterà una frontiera nell'isola dell'Irlanda in caso non si arrivi a un accordo commerciale bilaterale alla fine del periodo di transizione successivo alla Brexit. Il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker ha avuto "una telefonata amichevole" con May venerdì e "i due hanno concordato di parlarsi di nuovo questa settimana", ha spiegato un portavoce dell'esecutivo comunitario, secondo cui tuttavia "non ci saranno negoziati", in quanto "l'accordo sul tavolo è il migliore e l'unico possibile".

Secondo la Bbc, le garanzie che la premier potrebbe aver raggiunto riguardano la riduzione al minimo delle differenze normative tra la provincia britannica dell'Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito, in caso di applicazione della clausola; e più poteri al Parlamento autonomo sulla gestione della stessa. Non è escluso anche che l'accordo potrebbe consentire alla Camera dei Comuni di votare prima che parta il piano di emergenza, in modo che possa anche decidere di ritirarsi unilateralmente.

Intanto più di 200 parlamentari di diverso orientamento politico, sia favorevole che contrario alla Brexit, hanno scritto una lettera alla premier Theresay May per spingerla ad escludere del tutto lo scenario del 'no deal', l'uscita dall'Ue senza accordo. La missiva è stata un'iniziativa dell'ex vice ministro conservatore Dame Caroline Spelman e del laburista Jack Dromey. I 209 firmatari sono stati invitati ad incontrare la premier domani a Downing Street.

In tutta risposta Boris Johnson ha criticato le previsioni "apocalittiche" sull'eventualità di un 'no deal' sostenendo che l'uscita senza accordo dall'Ue è l'opzione che meglio risponde ai risultati del referendum sulla Brexit. "Esponenti dell'establishment avvertono del pericolo di respingere il deprecabile accordo di ritiro di Theresa May e ora abbiamo un cumulo di previsioni apocalittiche", ha scritto il politico conservatore nel suo consueto commento sul Daily Telegraph. Ma intanto, continua Johnson, l'opzione del no deal "guadagna popolarità", e "la risposta più ovvia è che questa opzione è la più vicina a quello per cui la gente ha votato" nel referendum del giugno 2016.

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