Brexit, May apre al rinvio. Si allontana l'ipotesi No Deal

Se il suo accordo dovesse essere di nuovo bocciato i deputati potranno scegliere se rimandare il divorzio, ma solo fino a giugno. Corbyn appoggia l'ipotesi di un secondo referendum

L'ipotesi di un'uscita del Regno Unito dall'Unione europea senza accordo si allontana sempre di più. Theresa May ha aperto all'ipotesi di un rinvio della Brexit allontanando così lo spettro del No Deal. La premier britannica “lascerà al Parlamento la scelta” di decidere l'eventuale rinvio “per un periodo breve e limitato” nel caso in cui, la prossima settimana, il suo accordo dovesse essere nuovamente bocciato come a gennaio.

La decisione ai Comuni

Entro il 12 marzo, il primo ministro inglese presenterà ai deputati una versione modificata dell'accordo di uscita dall'Unione europea firmato a fine novembre e che la Camera dei Comuni ha respinto a metà gennaio. In caso ci dovesse essere una bocciatura anche della versione modificata, il 13 marzo verrà chiesto ai parlamentari se vogliono uscire dall'Ue senza un accordo. In caso di rifiuto anche di questa opzione, May presenterà il 14 marzo una mozione per chiedere ai Comuni se vogliono “un rinvio breve e limitato dell'Articolo 50” del Trattato di Lisbona, ovvero dell'articolo che contempla l'uscita di un Paese membro dall'Unione europea.

La rivolta Tory

La mossa è una risposta alla rivolta interna ai Tory che si preparava nel caso in cui l'ipotesi No Deal non fosse stata tolta dal tavolo. Tre segretari di Stato, Richard Harrington (Industria), Margot James (Digitale) e Claire Perry (Energia), hanno scritto sul quotidiano Daily Mail per "implorare" la premier di estendere l'articolo 50 del trattato dell'Ue, minacciando di lasciare se non lo avesse fatto. In tutto 15 membri del governo erano pronti alla rottura, che May, almeno per ora, ha così evitato. "Non voglio una proroga dell'articolo 50. Il nostro obiettivo assoluto dovrebbe essere puntare ad un accordo e all'uscita il 29 marzo", ha comunque precisato la premier, sottolineando che la proproga non dovrebbe andare oltre la fine di giugno, perché altrimenti questo “significherebbe la partecipazione del Regno Unito alle elezioni per il Parlamento europeo", che si svolgeranno a maggio. "Che tipo di messaggio sarebbe questo per i 17 milioni di persone che ormai quasi tre anni fa hanno votato per lasciare la Ue?", si è chiesta May.

Il Labour per un secondo referendum

Da parte sua Jeremy Corbyn, il leader dei laburisti inglesi, ha ribadito la nuova linea del partito, secondo la quale ne caso in cui Westminster dovesse dare il suo via libera all'accordo di May, questo dovrebbe essere sottoposto a un “voto pubblico confermativo”, che includa anche la possibilità di annullare la Brexit. Ieri il Labour ha svelato la sua strategia. Il partito in prima istanza punta a blindare la Brexit con una serie di 'paletti' che vanno dall'adesione all'unione doganale e al mercato unico, all'allineamento costante della legislazione britannica a quella europea, in tema di diritti del lavoro e tutela dell'ambiente. Se questa ipotesi venisse bocciata la seconda mozione che il Labour è pronto a presentare ai Comuni riguarda la possibilità di indire un secondo referendum sull'uscita dalla Ue, "per evitare la Brexit dannosa dei conservatori". Secca la replica della premier: un secondo referendum "sarebbe un tradimento della volontà popolare" espressa nel 2016.

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