Brexit, cosa succede se il Parlamento boccia l'accordo tra May e Bruxelles

Il Paese potrebbe chiedere una proroga per ritardare l'uscita e avere il tempo di formare un nuovo governo o addirittura di convocare nuove elezioni. Ma ci sono diverse incognite

Il giorno della resa dei conti è vicino, il Parlamento britannico domani voterà l'accordo sulla Brexit siglato da Theresa May con Bruxelles. Dopo aver detto durante i due anni delle trattative che un No Deal sarebbe stato meglio di nessun accordo ora la premier ha cambiato strategia, nell'ultimo disperato tentativo di conquistare la maggioranza dei Comuni. Se l'intesa con l'Ue "viene bocciata” le conseguenze “sarebbero gravi", ha avvertito May secondo cui “rimangono in gioco” le possibilità di un No Deal ma anche il rischio “di non avere affatto una Brexit”. La premier , nel discorso pronunciato in uno stabilimento industriale di Stoke-on-Trent, ha affermato che "abbiamo il dovere di implementare il risultato del referendum. Dopo aver osservato gli eventi negli ultimi 7 giorni, il risultato più probabile sembra una paralisi in Parlamento, che rischia di produrre l'assenza di Brexit". In questo modo prova a convincere l'ala dura dei brexiteers minacciando la permanenza nell'Unione, anche se sembra difficile che questa tattica possa funzionare.

La lettera di Bruxelles

In soccorso di Londra è arrivata anche Bruxelles. I presidenti del Consiglio europeo Donald Tusk e quello della Commissione Jean-Claude Juncker hanno inviato una missiva alla premer ricordando le misure addizionali decise il 13 dicembre dal Vertice Ue, in particolare relative all'impegno a lavorare ad un accordo ulteriore che configuri intese alternative per il 31 dicembre 2020, la fine del periodo di transizione dopo il divorzio che dovrebbe scattare il 29 marzo prossimo, in modo da evitare il ricorso al backstop in Irlanda del Nord, uno dei punti più osteggiati in Parlamento. I due hanno ricordato che il Consiglio Europeo ha sottolineato come - nel caso vi si dovesse fare ricorso - il backstop rimarrebbe in vigore solo temporaneamente. "Non è stato possibile ottenere un limite temporale per il backstop ma abbiamo ottenuto nuovi chiarimenti e rassicurazioni”, ha rivendicato May secondo cui “ora abbiamo un impegno per costruire il più presto possibile un nuovo rapporto" tra Londra e Bruxelles che "non avrà bisogno di replicare il backstop". "Le lettere pubblicate oggi hanno valore legale e rendono assolutamente chiaro che il backstop non è una minaccia o una trappola", ha continuato May.

La bocciatura resta probabile

Ma nonostante questi ultimi sforzi e chiarimenti le possibilità che l'accordo venga approvato dai Comuni sono bassissime, al limite del miracolo. La lettera non ha convinto lo zoccolo duro dei ribelli che contestano l'accordo dall'interno della maggioranza: dai Tory brexiteers più radicali, a quelli anti-Brexit più eurofili, agli alleati della destra unionista nordirlandese del Dup. "Il primo ministro ha fallito ancora una volta", la lettera di "chiarimenti" ottenuta dall'Ue sul backstop per l'Irlanda del Nord non cambia nulla dell'accordo sulla Brexit dal punto di vista legale, ha dichiarato il ministro ombra laburista per la Brexit, Keir Starmer, ribadendo il 'no' ufficiale del Labour. In bilico c'è anche il governo che con una sconfitta difficilmente potrebbe restare in carica.

Le possibili vie d'uscita

Certo se i no fossero una maggioranza risicata May potrebbe chiedere di gestire le trattative in prima persona per modificare l'accordo attuale, ma le previsioni parlano addirittura di uno scarto di voti di 200 deputati, il che per May sarebbe un vero e proprio disastro. A quel punto si aprirebbero vari scenari che vanno da un nuovo governo Tory, di cui al momento è difficile dire chi sarebbe il premier, o nuove elezioni come richiesto dal Labour.

La proroga della Brexit

Quello che sembra quasi certo è che il Regno Unito a quel punto sarebbe costretto a richiedere una proroga dell'entrata in vigore della Brexit, almeno fino all'estate. Per farlo serve una richiesta formale del Regno Unito e il via libera unanime dei 27 Stati membri per consentire una proroga dell'articolo 50 del Trattato che fissa in due anni la durata dei negoziati d'uscita. Due anni che al momento scadono appunto il prossimo 29 marzo. Un'ipotesi del genere aprirebbe però tutta una serie di incognite, come la durata della proroga, il suo obiettivo e la partecipazione britannica alle elezioni europee del prossimo maggio. Una decisione sulla ripartizione dei seggi all'Europarlamento del 19 giugno 2018 prevede che, in caso di rinvio della Brexit, il Regno Unito e gli altri Stati membri mantengano il numero di deputati attuali fino al momento del recesso.

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