“Matrimoni gay vietati in Costituzione”, il referendum in Romania spacca il centrosinistra 

Leader socialista dice sì al quesito che chiude la strada alle famiglie arcobaleno. Europarlamentari del suo partito in rivolta contro la consultazione promossa dalle Ong conservatrici

La protesta a Bucarest contro il referendum

Oggi e domani, i cittadini rumeni sono chiamati a esprimersi su una modifica alla Costituzione che non permetterebbe in futuro l’introduzione dei matrimoni omosessuali. I promotori della consultazione vogliono che la Carta fondamentale della Romania dica chiaramente che l’istituto su cui si regge la famiglia tradizionale sia solo quello “liberamente contratto tra un uomo e una donna”, senza ammettere altri tipi di unione coniugale tra due persone dello stesso sesso.

Liviu Dragnea, leader del Partito socialdemocratico, azionista di maggioranza del Governo di Bucarest, si è espresso a favore del referendum promosso da un’alleanza tra Ong conservatrici e Chiesa ortodossa, riunite sotto la sigla Coalizione per la famiglia. Gli europarlamentari del suo partito, che a Bruxelles siedono nello stesso gruppo parlamentare con il Pd, sostengono invece il boicottaggio del referendum, che per essere valido deve raggiungere un quorum del 30%, che corrisponde a circa 5,5 milioni di elettori sui 18 milioni di aventi diritto.

La Coalizione contro le unioni gay, che ha raccolto tre milioni di firme per ottenere la consultazione, fa sapere che “il referendum non è di nessun partito”, ma “appartiene a tutti coloro che voteranno per la difesa dei loro figli, per fare sì che la loro vita non sia condizionata dalla menzogna ideologica della rivoluzione sessuale”. “Definire il matrimonio come unione tra un uomo e una donna nella Costituzione rumena renderà il nostro mondo e la nostra società capace di preservare la verità della nostra civiltà cristiana” dichiarano le associazioni conservatrici. 

Dall’altra parte della barricata, le organizzazioni in difesa dei diritti civili per tutti i cittadini hanno adottato la linea dell’astensione. “I diritti umani non dovrebbero essere oggetto di un voto popolare”, ha dichiarato a Euronews Vlad Viski, membro gruppo MozaiQ per i diritti LGBTI. “In tutto il paese sono stati affissi striscioni che invitano le persone a votare per proteggere i bambini dai gay”, ha spiegato Viski, sottolineando il clima di tensione che accompagnerà il voto del 6 e 7 ottobre. 
 

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