Macron '5 Stelle', rinuncia al vitalizio da presidente della Repubblica

La mossa del capo dello Stato francese mentre il governo porta avanti la sua criticatissima riforma del sistema pensionistico. La sinistra: “Solo demagogia”

Emmanuel Macron non è certo uno dei politici di riferimento del Movimento 5 Stelle, eppure ha fatto un gesto degno della compagine politica fondata da Beppe Grillo. Il politico francese ha deciso di rinunciare fin da ora alla pensione cui avrà diritto in qualità di ex presidente in base ad una legge del 1955.

Addio vitalizio

Il presidente francese in carica, che sabato ha festeggiato il suo 42mo compleanno, non percepirà il vitalizio al termine del suo o dei suoi mandati. A darne notizia è stato 'Le Parisien', citando un consigliere del capo dello stato: "Siamo in un'epoca in cui dobbiamo comportarci in modo esemplare", ha dichiarato quest'ultimo. Macron sarà il primo presidente a rinunciare ai benefici della legge, molto vantaggiosa, del 3 aprile 1955, in virtù della quale gli ex capi dello stato si vedono versare a vita, dal momento in cui lasciano l'Eliseo, una somma pari a circa 6.220 Euro lordi al mese, circa 5.200 netti. Macron avrebbe avuto diritto a tale importo alla fine del suo mandato nel maggio 2022, a 44 anni, o nel 2027, a 49 anni, se avesse deciso di presentarsi per un secondo mandato e fosse stato eletto.

Questione di "coerenza"

Secondo l'Eliseo, con il governo che sta mettendo in atto una riforma delle pensioni molto criticata dai sindacati, che hanno organizzato diversi scioperi che hanno paralizzato il Paese, coerenza vuole che la legge del 1955 non si debba applicare a nessun futuro presidente francese e sarà invece istituito un nuovo sistema nell'ambito del futuro regime universale pensionistico a punti attualmente in fase di negoziato (la riforma che deve sostituire i 42 diversi regimi di pensione attualmente esistenti in Francia). “È una questione di esempio e coerenza”, hanno spiegato all'Eliseo. Macron ha anche deciso che, in futuro, non siederà nel Consiglio Costituzionale francese, il più alto organo costituzionale francese, del quale gli ex presidenti fanno parte di diritto, con un'indennità di 13.500 euro lordi al mese. Anche il suo immediato predecessore, Francois Hollande, aveva rifiutato di far parte di quell'organismo, mentre Nicolas Sarkozy lo aveva lasciato nel 2013, quando erano cominciati i suoi guai per i finanziamenti elettorali della campagna dell'anno prima.

La sinistra: "Demagogo"

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Ma la mossa è stata bollata come “demagogia” dalla sinistra del Paese. “È insopportabile, sono solo i grandi signori, quelli molto ricchi e importanti che possono permettersi questo tipo di liberalità”, ha denunciato su Bfmtv il leader di 'France Insoumise', Jean-Luc Me'lenchon, parlando di "demagogia". "Tu che avrai una pensione da miseria, di cosa ti lamenti? Segui l'esempio del re!", ha tuonato su Twitter sarcastica la deputata Manon Aubry dello stesso partito. Per Olivier Faure, segretario del Partito socialista, il fatto "che il presidente rinunci a uno dei suoi privilegi, molto buono, ma la pensione dei francesi non è un privilegio".

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