Perché l'attacco di Di Battista alla Francia "piace" alla Germania

Dietro la polemica sul colonialismo di Parigi, la questione del seggio al Consiglio di sicurezza dell'Onu. L'esponente 5 stelle chiede che sia di tutta l'Ue e non solo dei transalpini. La stessa richiesta fatta poche settimane fa dal vicepremier tedesco Scholz

Gli attacchi alla Germania “cattiva”, che con il suo dominio ai vertici Ue, le sue politiche di austerity e il mega-surplus commerciale affamava il resto dell'Europa, è ormai un lontano ricordo. Da quando solo al governo, Lega e Movimento 5 stelle hanno pian piano cambiato il “nemico” da puntare: non più Angela Merkel, ma la Francia di Emmanuel Macron. E guarda caso, l'attacco delle ultime ore del duo Di Battista-Di Maio al colonialismo francese tocca uno dei punti più sensibili dell'asse tra Berlino e Parigi. Asse meno solido di quanto la firma di oggi del trattato di Aquisgrana faccia pensare. Per la precisione, la questione del seggio al Consiglio di sicurezza dell'Onu.

Il colonialismo francese

Lo ha detto chiaramente Di Battista durante l'intervista a Che tempo che fa: “L’Ue deve avere un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu al posto della Francia”. Un passaggio che nel fuoco incrociato di polemiche sul binomio colonialismo francese-migranti è passato in secondo piano. Ma guardando alla realtà dei fatti, dal momento che non sono certo i Paesi africani delle ex colonie transalpine a costituire il grosso degli sbarchi sulle nostre coste, l'attacco di Di Battista, almeno a Berlino e a Bruxelles, è stato letto in relazione  alla questione del seggio Onu.

Del resto, quello dell'esponente pentastellato è solo l'ultimo di una serie di messaggi di collaborazione che gli ex detrattori di Angela Merkel inviano alla Cancelliera tedesca. “L'asse Roma-Berlino è fondamentale per rilanciare l'Europa e farò di tutto per rilanciarlo visti anche i problemi che ci sono in Francia”, aveva detto appena un mese fa Matteo Salvini parlando con la stampa estera a Roma. E qualche settimana dopo era stato il premier Giuseppe Conte a rivelare che nel corso dell'ultimo vertice Ue, al quale era arrivato in ritardo a causa delle trattative sulla manovra, aveva delegato proprio la cancelliera Merkel di votare al posto dell'Italia: “Di lei ci si puo' fidare”, si è giustificato. 

La "flessibilità tedesca"

Proprio la vicenda della manovra del governo Conte aveva fatto registrare a Bruxelles un'inedita flessibilità “tedesca”: se fino a poco tempo fa, l'ex ministro delle Finanze Wolfgand Schaeuble non avrebbe esitato a richiamare all'ordine l'Italia sui conti, il suo successore, il vice-cancelliere Olaf Scholz, ha usato toni decisamente pacati, se non di sostegno. “Sono ottimista sul fatto che l'Italia prenderà le decisioni necessarie", disse nel pieno delle trattative e delle polemiche tra Roma e Bruxelles. Aprendo persino al reddito di cittadinanza: “Chi ha saputo fino a poco fa qui che in un Paese fondatore dell'Ue, un'economia industriale di successo, non c'è una forma di sostegno per disoccupati di lungo corso? Il governo (italiano, ndr) cerca di fare qualcosa del genere: forse è eccessivo quel che vuole fare tutto assieme. Ma di fronte al fatto che si voglia risolvere una questione sociale del genere, non si può rispondere 'come vi viene in mente?'", disse entrando a una riunione dei ministri Ue delle Finanze. 

Il seggio Onu

Era il 15 novembre, quando Scholz pronuncio' parole di apertura non proprio in linea con quelle di Bruxelles e di altri Paesi e forze politiche europei (compresi i sovranisti austriaci “amici” di Salvini e l'AfD tedesco, alleato temporaneo dei 5 stelle al Parlamento Ue). In quei giorni, e nei successivi, il nemico dell'Italia era il “francese” Pierre Moscovici, commissario Ue agli Affari economici. Seguito da Emmanuel Macron, reo di sforare il deficit senza patire le stesse conseguenze del Belpaese. 

Quasi due settimane dopo, lo stesso Scholz riapri' una vecchia polemica con Parigi, proprio quella del seggio permanente al Consiglio di sicurezza dell'Onu. In un discorso sull’Europa all’Università Humboldt a Berlino, Scholz propose che “a medio termine il seggio della Francia” diventi “un seggio della Ue”, perché “se si vuole fare sul serio con l’Unione europea, allora l’Ue deve parlare con una voce sola anche al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”. Parole che, col senno di poi, sembrano uscite dalla bocca di Di Battista. 

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