I 5 stelle verso la 'serie B' dell'Eurocamera: niente intesa con i separatisti fiamminghi

I belgi dell'N-Va ufficializzano la permanenza dei conservatori. Con loro, cadrebbe anche l'ipotesi di alleanza con l'ex presidente catalano Puigdemont. E torna in auge la strada che porta a Nigel Farage. Per evitare di finire nel limbo dei non iscritti

Luigi Di Maio nel corso dell'incontro con gli alleati europei del M5s prima delle elezioni Ue

Il Movimento 5 stelle rischia di non avere un gruppo parlamentare nella prossima legislatura dell'Eurocamera, che partirà a luglio. E senza gruppo, la pattuglia di Di Maio avrà le armi più che spuntate: di fatto, finirà nel limbo dei non iscritti, una sorta di 'serie B' dell'Aula, da dove le possibilità di incidere sulle decisioni di Strasburgo sono pressoché nulle. 

Dopo che le elezioni europee avevano fatto fuori i principali alleati del M5s (del network Ue di partiti creato a ridosso del voto anche con l'aiuto di Alessandro Di Battista, è stato eletto solo il deputato croato di Zivi Zid), la delegazione pentastellata ha cominciato a intessere i negoziati per trovare una nuova casa dopo l'esperienza di 5 anni con l'Efdd di Nigel Farage e costruire un gruppo parlamentare autonomo dall'ex alleato di ferro britannico. Il difficile compito è stato assegnato all'ormai ex vicepresidente del Parlamento, Fabio Massimo Castaldo.

I contatti con i separatisti

I contatti con altri gruppi, come i Verdi, sono stati quasi subito interrotti. E la strada seguita è stata quella di cercare di convincere partiti e singoli esponenti ancora senza casa o scontenti della famiglia politica di appartenza. Tra questi, i separatisti fiamminghi e catalani. A quanto si apprende dai media olandesi, i fiamminghi dell'N-Va non avrebbero gradito l'alleanza del loro gruppo storico, i conservatori dell'Ecr, con i nazionalisti spagnoli di Vox, contrari a qualsiasi regionalismo in patria (e anche fuori). Da qui l'ipotesi di trovare una nuova casa con i 5 stelle e con l'ex presidente catalano Carles Puigdemont, accolto in Belgio proprio dall'N-Va dopo il fallito tentativo di indipendenza della Catalogna. 

La conferma indiretta di questo negoziato era arrivata nelle ultime ore dallo stesso Puigdemont: "La sola richiesta che abbiamo fatto è quella al gruppo dei Verdi, stiamo aspettando una risposta", ha premesso prima di aprire uno spiraglio sui 5 stelle: "Abbiamo parlato con altri gruppi, abbiamo ricevuto anche delle proposte per unirci a altre famiglie politiche. Uno dei criteri è il diritto all'autodeterminazione e la N-Va difende questa idea".

Ma a richiudere subito questo spiraglio sono stati gli stessi indipendentisti fiamminghi: "La N-Va rimane nel gruppo Ecr al Parlamento europeo", ha annunciato via Twitter Piet De Zaeger, uno degli esponenti storici del partito. Senza di loro, diventa quasi impossibile per i 5 Stelle formare un gruppo: servono almeno 25 deputati di 7 Paesi Ue diversi. E la riserva di senza casa e scontenti è esaurita. 

"Il tempo non è scaduto e i giochi non sono fatti. Il Movimento 5 stelle ha alcune opzioni sul tavolo che stiamo valutando. La nostra priorità è cambiare l'Europa con il salario minimo europeo, lotta all'austerità e politiche ambientali efficaci nella lotta ai cambiamenti climatici", ha fatto sapere a stretto giro di posta la delegazione pentastellata. Ma nei corridoi di Bruxelles, circolano voci di malcontenti interni allo staff europeo dei 5 stelle e anche tra alcuni eurodeputati. 

Cosa significa finire nei non iscritti

Finire nei non iscritti, infatti, significherebbe lasciare la presa su una serie di dossier cui l'M5s ha lavorato negli ultimi anni: via dalla distribuzione proporzionale delle cariche e delle relazioni legislative, tempo di parola limitatissimo, possibilità remote di presentare persino un emendamento. E significherebbe anche perdere i finanziamenti per i gruppi politici, che nel caso dell'Efdd ammontavano a circa 3,5 milioni di euro all'anno.  

Ecco perché, tra i parlamentari 5 stelle, c'è chi spera ancora di poter ricucire con il Brexit party di Farage, che non ha ancora sciolto le sue riserve sul futuro nonostante le avance della Lega. L'impressione, a Bruxelles, è che su Farage pesi più la diffidenza di Roma che quella di chi, a partire dal 2 luglio, dovrà fare i conti con le armi (parlamentari) spuntate. 

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