La grana dei 5 stelle a Bruxelles: senza gruppo Ue perderebbero 18 milioni di euro

Per il M5s è sempre più probabile l'ipotesi di finire nel limbo dei non iscritti all'Eurocamera. Cresce il fronte interno che vuole chiudere l'esperienza con Farage.

Beppe Grillo e Nigel Farage

Il Movimento 5 stelle rischia di restare senza gruppo al Parlamento europeo e finire nel limbo dei non iscritti. Un'eventualità che priverebbe la pattuglia di 14 eurodeputati M5s di agibilità politica: fuori dalle stanze dei bottoni dell'Eurocamera e delle commissioni, e possibilità quasi nulle di incidere sui testi legislativi. Ma non solo: il Movimento perderebbe anche la possibilità di accedere ai fondi destinati ai gruppi. Che in questi anni hanno permesso all'Efdd, la formazione creata insieme a Nigel Farage, di mettere mano a risorse aggiuntive annue pari a circa 3,5 milioni di euro. Che in una legislatura ammonterebbero a quasi 18 milioni.

Quanto 'costa' un gruppo

Certo, l'ammontare andrebbe ripartito con gli altri partiti del gruppo. Ma la quota dei 5 stelle, nell'ipotesi di una nuova alleanza con Farage, resterebbe comunque cospicua. Fondi che servono per pagare lo staff di esperti che supporta i parlamentari nel loro lavoro (nel 2017 sono costati 1,4 milioni), ma anche l'organizzazione di meeting, attività di ricerca e soprattutto comunicazione (il capitolo di spesa per attività politiche e di informazione di deputati e delegazioni nazionali ammontava a 1,9 milioni nel 2017). In altre parole, senza queste risorse, il lavoro dei 5 stelle verrebbe ulteriormente depotenziato.

Le alleanze

A Bruxelles, dove in queste ore fervono le trattative per cercare alleanze e formare un nuovo gruppo, i leader e i funzionari M5s sanno bene i rischi che stanno correndo. Prima delle elezioni, i 5 stelle hanno provato a creare una rete di partiti europei emergenti e alternativi all'establishment, ma di questo variegato network è rimasto appena 1 deputato croato dello Zivi Zid: il resto non ha superato le soglie nazionali per raggiungere Strasburgo. Quello che doveva essere il nuovo soggetto europeo a guida 5 stelle capace di incidere sugli equilibri dell'Eurocamera conta a oggi 15 parlamentari: per formare il gruppo, ne servirebbero almeno altri 10 provenienti da almeno altri 5 Paesi Ue.     

Numeri che guardando all'elenco dei partiti che ancora non hanno una casa al Parlamento Ue sembra difficilissimo, se non impossibile, raggiungere. Mettendo da parte l'estrema destra, ci sono una dozzina di deputati come i pirati tedeschi e cechi o gli indipendentisti catalani o ancora gli animalisti portoghesi. Poca roba, insomma. 

Il peso di Farage

Ecco perché all'indomani del voto era tornata in auge l'ipotesi di un'alleanza con Farage e il suo nuovo partito, il Brexit party che ha trionfato alle elezioni britanniche portando al Parlamento (in via provvisoria, data la permanenza a tempo determinato nell'Ue del Regno Unito) ben 29 deputati. Lo stesso Farage nei giorni scorsi aveva fatto sapere di essere disposto a continuare l'esperienza dell'Efdd, sicuro anche di avere le carte giuste per convincere altri partiti europei a unirsi.

L'ex leader dell'Ukip ha persino respinto le avance della Lega, che vorrebbe il Brexit party nel suo gruppo, l'Enf, e consolidare cosi' il fronte dell'opposizione al possibile asse di governo tra popolari, socialisti e liberali. Ma dentro il M5s c'è chi preferisce finire nel limbo dei non iscritti piuttosto di dover 'subire' l'ombra pesante di Farage.

Nei non iscritti

Una posizione, questa, che sembra prendere sempre più piede. L'alleanza con Farage, infatti, è stato uno dei motivi che più ha isolato i 5 stelle a Strasburgo e a Bruxelles, allontanandolo da formazioni che pur condividendo con loro posizioni politiche come la critica all'austerity e battaglie come quelle per l'ambiente, sono fieramente ancorate all'europeismo e all'unità dell'Ue. Tutto il contrario di Farage.

Tra queste formazioni ci sono senza dubbio i Verdi europei, i cui vertici hanno escluso nei giorni scorsi possibili intese con la pattuglia di Di Maio. E non pare vi siano molte chance di un ripensamento nel breve termine. Per i Verdi, il M5s ha essenzialmente due peccati originali imperdonabili, a loro giudizio: l'alleanza in Italia con la Lega (e appunto Farage in Europa) e il legame con Rousseau di Davide Casaleggio.

Rifarsi una verginità

Per redimersi, i 5 stelle dovrebbero da un lato far cadere il governo e rompere con il Brexit party, e dall'altro rinunciare a un pezzo fondamentale del Movimento. Le seconda eventualità è fuori discussione. La prima potrebbe realizzarsi: la crisi di governo a Palazzo Chigi è in corso. E da Roma a Bruxelles cresce sempre più il fronte di chi vuole chiudere definitivamente l'esperienza con Farage.

In questo modo, anche finendo nei non iscritti, il M5s avrebbe la possibilità di rifarsi una 'verginità' politica in Europa e provare più avanti, nel corso della legislatura, a crearsi un gruppo o a entrare in uno esistente. Non è detto che la strategia funzioni, ma come dicevamo i vertici del Movimento sono sempre più orientati per questa strada. "Non ci facciamo prendere per due lire da nessuno", ha tuonato in queste ore Fabio Massimo Castaldo, esponente di spicco della delegazione 5 stelle al Parlamento Ue.

Il problema è che queste "due lire", come dicevamo, valgono 18 milioni di euro. E l'agibilità politica necessaria, se non a incidere sugli equilibri di potere europeo, almeno a proporre e far approvare dei testi legislativi con una minima speranza di successo. 

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