La Lituania punta tutto sulle criptomonete, ma rischia di attirare denaro sporco

Il Paese garantisce una regolamentazione molto flessibile e delle infrastrutture internet che stanno favorendo il boom delle valute digitali, spingendo l'economia del Paese. Si sospetta però che la malavita russa ne approfitti per riciclare i suoi soldi

foto Ansa EPA/ALEX HOFFORD

La Lituania sta puntando sulle criptomonete come i bitcoin per far crescere la propria economia. Secondo quanto racconta Politico lo Stato baltico ha adottato una regolamentazione molto permissiva che sta attirando imprenditori che vogliono investire nelle valute digitali e nella tecnologia blockchain. Ma i rischi che questa scelta attiri anche soldi sporchi non sono pochi.

Nonostante l'estrema volatilità del valore delle valute digitali, il mercato globale delle criptomonete vale circa 275 miliardi di dollari secondo CoinMarketCap, e nel Paese si stanno specializzando nell'emissione di nuove valute digitali, o "Initial Coin Offerings". Solo lo scorso anno è stato raccolto circa mezzo miliardo di euro da Ico e da aziende di blockchain, quelle aziende che attraverso la condivisione di risorse informatiche permettono di “conservare” e spostare queste monete. La Lituania non è certo il primo Paese europeo a spingere questo tipo di investimenti ma lo sta facendo sicuramente con maggiore energia e in maniera più sistematica, in particolare aggiornando le sue reti Internet proprio allo scopo di supportare operazioni di gestione dei dati e assicurandosi che le normative non ostacolino l'innovazione finanziaria. E i risultati sono evidenti: l'afflusso di denaro reale per comprare quello digitale sta contribuendo ad alimentare l'economia della Lituania che secondo le previsioni della Commissione è destinata a crescere del 3,1 per cento quest'anno, una percentuale ben più alta della media del 2,3 per cento per il resto dell'Ue.

Però, come evidenziano diversi studi e inchieste, quello delle criptovalute potrebbe diventare una gigantesca lavatrice per denaro sporco proveniente dalla malavita, in particolare quella russa. La vicina Lettonia è stata coinvolta in uno scandalo che ha visto chiudere la sua terza banca più grande, in quanto travolta da accuse di "riciclaggio di denaro istituzionalizzato". "Non vogliamo che il capitale russo si infiltra nell'economia locale”, ha detto a Politico il membro del consiglio di amministrazione della Banca di Lituania, Marius Jurgila, che ha lamentato come “il 70 percento degli investitori in Ico provengono dalla Russia", sottolineando che “un afflusso di capitali non trasparenti da quel paese non è in linea con i nostri interessi nazionali ".

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