Libia, il tesoro di Gheddafi congelato in Belgio. E gli interessi vanno a misteriosi beneficiari

Si tratta di fondi per 16 miliardi, che sulla carta dovrebbero prima o poi tornare ai cittadini libici. Ma la ricchezza generata da queste risorse va altrove.  E non si sa a chi. L'inchiesta di Politico

Il leader della Libia Muammar Gheddafi in una foto d'archivio del 16 novembre 2009. ANSA/ALESSANDRO BIANCHI

Una parte del tesoro dell'ex ditattore libico Muammar Gheddafi si trova nel cuore dell'Europa, a Bruxelles, e sta generando decine di milioni di interessi. Ma, come rivelato da una inchiesta di Politico, i suoi beneficiari restano misteriosi. E né il governo belga, né l'Unione europea intendono togliere il velo su questi flussi di denaro.

La fine di un impero

La storia comincia nel marzo 2011, quando con una risoluzione Onu, una serie di paesi, tra cui quelli Ue e gli Usa, decidono di sanzionare il regime di Gheddafi congelato 67 miliardi di asset detenuti dall'ex dittatore libico in giro per il mondo. Gheddafi morirà poco dopo, nell'ottobre dello stesso anno, e i fondi continuano a essere congelati, nell'attesa che in Libia la lunga transizione verso la democrazia giunga a termine. Ma proprio il futuro di questi asset è una delle ragioni di scontro tra le varie fazioni libiche. 

I conti in Belgio

Una parte di queste risorse, racconta Politico, si trova in Belgio, in almeno quattro conti bancari gestiti da Euroclear, un'istituzione finanziaria con sede a Bruxelles. Si tratta di circa 16 miliardi, che sulla carta appartengono alla “Libyan Investment Authority (LIA), il fondo sovrano del paese, fondato nel 2006 per investire la ricchezza petrolifera di Gheddafi – scrive Politico - La LIA si trova ora al centro di una guerra tra i rivali in Libia e non è chiaro chi gestisca l'agenzia o ottenga qualcuno dei fondi inviati ai suoi conti”.

Il paradosso è questo: i fondi sono congelati a seguito della risoluzione Onu, ma non i suoi interessi, che di fatto possono circolare liberamente da un conto all'altro. Secondo quanto ricostruito da Politico, “i pagamenti degli interessi sono passati da conti congelati a Bruxelles a conti bancari in Lussemburgo e Bahrain negli ultimi anni”. Il ministero delle finanze belga afferma che tali pagamenti sono legali. Sui beneficiari bisogna chiedere dunque alla LIA?

Beneficiari oscuri

Il problema è che nessuno sa chi comandi questa autorità. Il potere in Libia è diviso sostanzialmente in due, da un lato il governo di Tripoli (sostenuto dall'Ue e dall'Onu), dall'altro il governo di Tobruk, sostenuto dall'esercito. I due fronti sono in guerra tra loro ed entrambi hanno nominato un proprio presidente alla LIA. “Politico ha contattato gli avvocati, i consulenti, un ex capo della LIA e gli attuali concorrenti alla presidenza. Nessuno è stato in grado di specificare quale dei rivali fosse in grado di accedere ai milioni di pagamenti di interessi dal Belgio”, si legge nell'inchiesta.

Di certo ci sono i titoli detenuti. “Secondo le dichiarazioni Euroclear del 2013 – scrive Politico - i fondi congelati investiti in azioni prima del 2011 includevano partecipazioni in grandi aziende italiane come Eni, la banca Unicredit e la società di ingegneria Finmeccanica, tra le altre”. Ottenere pero' informazioni su chi sta beneficiando degli interessi, ha dichiarato il capo del Tesoro belga Alexandre De Geest, sarebbe “vietato” dalla legge Ue.

La beffa

La beffa è soprattutto per il popolo libico, affamato prima dal regime e poi da anni di guerre e conflitti  interni. Mohsen Derregia,  ex direttore esecutivo della LIA, è sicuro del fatto che nessuno dei milioni di euro di interessi e dividendi del fondo abbia mai raggiunto il popolo libico. “Finora questi fondi sono stati spesi per cause e faide legali all'interno della LIA, nulla è andato alla gente. Con tutti quei soldi avremmo potuto avviare progetti educativi e sanitari per tutti i libici”, ha detto. 

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