Migranti, l'accusa all'Ue: "In Libia soldi a chi commette abusi estremi"

La denuncia di Human Rights Watch, che ha raccolto decine di testimonianza di chi è stato rinchiuso nei centri di detenzioni gestiti da Tripoli: "Italia ha abdicato a sue responsabilità nel salvataggio di vite umane"

Le immagini di un centro di detenzione in Libia / Report

L'Unione europea finanzia un sistema corrotto e di fatto contribuisce agli "abusi estremi" che vengono commessi dalle autorità libiche nei centri di detenzione dei migranti. Lo denuncia senza mezzi termini Human Rights Watch, organizzazione internazionale che ha redatto un rapporto sulla situazione dei migranti e dei richiedenti asilo che vengono intercettati dalla Guardia costiera libica e riportati in centri dove vengono detenuti in maniera arbitraria, finendo vittime di torture, violenze sessuali, estorsioni e lavori forzati. Dei veri e propri lager, dove potrebbero finire, per esempio, i circa 100 uomini, donne e bambini che si trovavano a bordo di un gommone e che, sotto richiesta del governo italiano, sono stati riportati in Libia. 

Nessuna fuga dall'inferno

Nel rapporto di 70 pagine di Human Rights Watch, intitolato "Nessuna fuga dall'inferno: le politiche Ue contribuiscono all'abuso dei migranti in Libia", l'ong ha documentato il sovraffollamento, le condizioni non igieniche, la malnutrizione e la mancanza di un'adeguata assistenza sanitaria nei centri di detenzione. In quattro centri visitati dall'ong sono state accertate violenze da parte delle guardie e sono stati visti tanti bambini, compresi neonati, tenuti in condizioni non adatte.

"Quasi il 20% di quanti hanno raggiunto l'Europa via mare dalla Libia nel 2018 erano bambini", ha ricordato l'ong. Secondo il rapporto, redatto anche sulla base delle interviste fatte lo scorso anno a 66 migranti, "le istituzioni europee e gli Stati membri stanno continuando a sostenere una rete di centri di detenzione caratterizzata da condizioni 'disumane e degradanti', dove il rischio di abusi è diffuso".

Le accuse all'Italia

In particolare si sottolinea che l'Italia, "il Paese europeo dove è arrivata la gran parte dei migranti partiti dalla libia, ha assunto la guida nel garantire attrezzature e assistenza tecnica alle forze della Guardia costiera libica e ha praticamente abdicato alle responsabilità di coordinamento delle operazioni di salvataggio in mare, per limitare il numero di persone che arrivano sulle proprie coste".

L'aumento dei casi di intervento in acque internazionali da parte della Guardia costiera libica, combinato al blocco imposto da Italia e Malta alle operazioni di salvataggio delle organizzazioni non governative, hanno contribuito al sovraffollamento e al peggioramento delle condizioni nei centri di detenzione libici", prosegue il rapporto, rimarcando come il "sostegno dell'Ue e degli Stati membri a programmi di assistenza umanitaria ai migranti e ai richiedenti asilo detenuti e ai sistemi di evacuazione e rimpatrio ha fatto ben poco per risolvere i problemi sistemici della detenzione degli immigrati in Libia e serve a coprire l'ingiustizia della politica di contenimento dell'Ue".

"I leader Ue sanno ma fanno finta di nulla"

Nel rapporto, Hrw chiede quindi alle autorità libiche di porre fine alla detenzione arbitraria dei migranti, di creare alternative alla detenzione, di migliorare le condizioni nei centri e di perseguire quanti violano i diritti di migranti e richiedenti asilo: "Le autorità dovrebbero anche firmare un memorandum di intesa con l'Unhcr per consentire all'agenzia dell'Onu di registrare chiunque abbia diritto alla protezione internazionale". Da parte loro, le istituzioni europee e gli Stati membri dovrebbero imporre standard chiari per migliorare il trattamento riservato ai migranti nei centri ed "essere pronti a sospendere la collaborazione se tali standard non vengono rispettati".

"L'Ue dovrebbe anche garantire operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, anche da parte delle ong, e aumentare in modo significativo il reinsediamento dei richiedenti asilo e dei migranti vulnerabili fuori dalla LIbia", si raccomanda nel rapporto. "I leader europei sanno quanto siano brutte le condizioni in Libia, ma continuano a fornire sostegno politico e materiale a supporto di un sistema corrotto - ha affermato Judith Sunderland, direttore associato per l'Europa di Hrw - per evitare di essere complici di grosse violazioni dei diritti umani, l'Italia e i suoi partner dell'Ue dovrebbe rivedere la loro strategia per fare pressioni perchè siano fatte riforme fondamentali e si ponga fine alla detenzione automatica". 

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