Nella polveriera Libia irrompe la Turchia. Italia in allarme: "Ue si faccia sentire"

Erdogan in soccorso del premier al Sarraj, sostenuto da Roma e Onu, contro l'assalto minacciato dal generale Haftar, vicino a Macron. Mentre l'Ue condanna le trivelle turche vicino Cipro. Ecco cosa c'è dietro il rompicapo libico

Da sinistra, il premier libico al Sarraj, il presidente francese Macron e il generale Haftar

La cancelliera tedesca Angela Merkel lo aveva detto settimane fa: la Libia rischia di trasformarsi in una nuova Siria, ossia nel campo di battaglia di una guerra per procura. La Russia e l'Egitto da un lato, la Turchia e l'Arabia saudita dall'altro. E in mezzo l'Unione europea, divisa finora per gli interessi contrapposti di Italia e Francia. Una situazione che rischia di esplodere nelle prossime ore, dopo che il generale Khalifa Haftar, che con il suo autoproclamato Esercito nazionale libico, controlla la parte orientale del Paese, ha annunciato l'assalto finale per conquistare Tripoli e scalzare dal trono l'unico governo formalmente riconosciuto dall'Onu, quello di Fayez al Sarraj. Una guerra civile su cui si è innestata, di recente, Ankara, che ha siglato un Memorandum d'intesa con al Serraj per ridisegnare i confini delle loro acque territoriali nel Mediterraneo. Cosa che sta già avendo forti ripercussioni sui giacimenti di gas vicini a Cipro e contesi da Ue e Turchia. 

Caos totale

Il caos, per dirla in breve, è totale. E sulla Libia stanno convergendo le tensioni internazionali accumulate su diversi fronti, come quelle mai davvero sopite per la Siria. Il problema per l'Unione europea è che, ancora una volta, fa fatica a trovare una risposta unitaria a quanto sta accadendo dentro e intorno al Paese africano. Pesano in particolare i diversi approcci di Italia e Francia. Roma si è sempre schierata al fianco di al Sarraj, Parigi ha invece tenuto aperti i canali di dialogo con Haftar, anche quando il generale ha apertamente sfidato l'Onu. 

L'iniziativa della Turchia rischia adesso di mettere in difficoltà proprio l'Italia: l'accordo tra il presidente turco Recep Erdogan e al Sarraj è stato contestato dall'intera Unione europea. Il Memorandum d'intesa sulla delimitazione delle giurisdizioni marittime nel Mediterraneo "viola i diritti sovrani dei Paesi terzi, non rispetta il diritto del mare e non può produrre alcuna conseguenza legale per i Paesi terzi", si legge nelle conclusioni del Consiglio europeo. Il problema di fondo è il mega giacimento di gas scoperto al largo di Cipro, su cui tra l'altro l'italiana Eni era stata la prima big del settore a metterci le mani, salvo poi defilarsi favorendo l'ingresso, per esempio, della francese Total.

Il giacimento conteso

Ora, su questo giacimento, la Turchia ha attivato le sue trivelle, che per l'Ue sono illegali. E a favorirla è proprio il memorandum con al Serraj. La Grecia, che teme ripercussioni anche per il suo storico braccio di ferro con Ankara su Cipro, ha deciso per tutta risposta di aiutare Haftar. Come? La marina di Atene ha concordato con l'autoproclamato Esercito nazionale libico di chiudere il passaggio marittimo tra l'isola greca di Creta e le coste orientali della Libia alle navi turche che intendono raggiungere le coste occidentali del Paese nordafricano. Navi che dovrebbero aiutare al Serraj a difendersi da Haftar.

La guerra civile

Tra i due contendenti, per dirla con le parole dello stesso generale libico, è arrivato il momento della "battaglia decisiva". Dopo l'avanzata dell'aprile scorso, Haftar ha annunciato che intende sferrare l'ultimo assalto a Tripoli, sede del governo di unità nazionale guidato da Fayez al Sarraj e, ripetiamo, unico governo riconosciuto dall'Onu in Libia. Il ministro degli Interni di Tripoli Fathi Bashagha, sentito dall'emittente locale Al-Ahrar, ha fatto sapere che le forze della capitale sono "pronte a respingere qualsiasi folle tentativo" da parte di Haftar. Secondo fonti delle Nazioni Unite, almeno 200 civili e oltre 2mila combattenti sono già rimasti uccisi nel corso della battaglia per il controllo della capitale, mentre sarebbero state già circa 146mila le persone costrette a fuggire. In tutto questo, sta saltando il "tappo" della guardia costiera libica, sostenuta dall'Ue, per fermare i flussi di migranti verso l'Europa. 

Mini-vertice a tre

Ma la risposta dell'Ue dinanzi a tutto cio' resta ancora una volta debole. A Bruxelles, Conte ha incontrato la cancelliera Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron. In un documento congiunto, i tre "esortano tutte le parti libiche e internazionali ad astenersi dall'intraprendere azioni militari, ad impegnarsi genuinamente per una cessazione complessiva e duratura delle ostilità e a riprendere con impegno un credibile negoziato sotto l'egida delle Nazioni Unite". Nel documento, si ribadisce l'impegno comune a presevare "l'integrità territoriale" della Libia (no quindi a uno spacchettamento tra Est e Ovest) e viene indacata la prossima Conferenza di Berlino come luogo in cui far ripartire i negoziati tra le parti in causa (anche se manca ancora una data certa per questo vertice). Inoltre, si esprime l'auspicio che "le organizzazione regionali, come la Lega Araba e l'Unione Africana, giochino un ruolo importante nella concreta attuazione degli esiti e dei seguiti della Conferenza di Berlino".

I tre leader europei, in altre parole, cercano di prendere tempo. Anche se Conte ha fatto capire che per l'Italia sarebbe meglio spingere sull'acceleratore trovando subito una posizione comune europea: "L'Ue si faccia sentire", ha detto. L'impressione, adesso, è che l'Italia non abbia più intenzione di sostenere in pieno al Sarraj. A margine del vertice Ue, il premier ha detto chiaramente che l'intesa con la Turchia mostra una "fragilità" da parte del capo del governo libico e che il memorandum è per il nostro Paese "inaccettabile". Parole che forse potrebbero aprire la porta a un cambio di leadership a Tripoli.    

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