In Libia infuria lo scontro per il petrolio (e riguarda anche Francia e Italia)

La battaglia per il controllo del principale giacimento del paese potrebbe inasprire i rapporti già tesi tra Roma e Parigi. Da una parte ci sono le forze di Haftar, vicino a Macron, e dall'altra quelle del governo riconosciuto dalla comunità internazionale. In gioco anche gli interessi di Eni

L'incontro tra il premier Conte e il generale Haftar a dicembre - foto Palazzo Chigi

La guerra per il petrolio in Libia continua. Sono in corso scontri per il controllo del più grande giacimento del Paese tra le forze fedeli al governo di Tripoli appoggiato dall'Onu e l'Esercito nazionale libico (Lna) del generale della Cirenaica Khalifa Haftar. Teatro del conflitto è il campo di al-Sharara, a sud di Tripoli, che con una capacità di 315 mila barili di greggio al giorno rappresenta circa un terzo del totale dell'attuale produzione petrolifera libica. Il ricco giacimento è stato, però, chiuso dalla Libyan National Oil Corporation (Noc), la compagnia petrolifera nazionale, a dicembre, dopo che alcune tribù locali armate ne avevano preso il controllo intimando a Tripoli di fare di più per sconfiggere la povertà nella zona.

Piano Onu a rischio

I combattimenti, che secondo fonti locali avrebbero ucciso diverse persone, rischiano di far deragliare i piani Onu per organizzare una conferenza nazionale, possibilmente il mese prossimo, che dovrebbe portare a elezioni parlamentari e presidenziali e a una nuova Costituzione. La situazione è così esplosiva che la Noc ha lanciato un appello alle parti per evitare un'escalation e ha fatto sapere che non ripristinerà le normali attività ad al-Sharara, finché la sicurezza non tornerà. "Chiediamo alle parti di evitare il conflitto e la politicizzazione di un'infrastruttura cruciale", ha dichiarato il presidente della compagnia petrolifera, Mustafa Sanalla. A gennaio le forze guidate da Haftar avevano lanciato nel sud della Libia un'operazione per combattere "terroristi, criminali e bande armate transfrontaliere". L'operazione, però, potrebbe portare l'uomo forte della Cirenaica a controllare la maggior parte dei giacimenti del Paese, dopo aver già conquistato importanti terminali petroliferi e pozzi nella Libia orientale.

La Francia con Haftar

Le forze di Haftar, mercoledì scorso, hanno annunciato di aver preso il controllo di al-Sharara senza combattere, in accordo con le tribù che lo avevano confiscato. La notizia è stata poi smentita da media locali, secondo i quali negli scontri sono state uccise cinque persone e ferite altre 16. La campagna a Sud è stata giustificata da Haftar con l'intenzione di sradicare i terroristi e le milizie dalle aree più remote, diventate rotta dell'immigrazione clandestina dell'Africa. Il generale sostiene anche che nella zona sono attive le forze del Chad che stanno provando a rimuovere il presidente Idriss De'by. Nelle sue operazioni a Sud, Haftar è stato aiutato domenica dall'aviazione francese, come ricorda il Guardian. Parigi ha confermato che i suoi jet hanno bombardato una colonna di ribelli dopo che avevano sconfinato in Chad dalla Libia, fuggendo dall'offensiva dell'Lna. Il ministero degli Esteri francese ha spiegato che l'operazione di Haftar ha "eliminato obiettivi terroristici" ed è stata un modo per "ostacolare in modo duraturo le attività dei trafficanti di esseri umani".

I rapporti tra Francia e Italia

L'offensiva potrebbe inasprire anche i rapporti tra Francia e Italia, già abbastanza tesi dopo il ritiro dell'ambasciatore francese in Italia per i continui attacchi del governo. A confrontarsi sono infatti le forze di Haftar, appoggiato da Emmanuel Macron, e quelle governative, sostenute dall'Onu e anche dall'Italia. Il governo di Giuseppe Conte sta tentando di migliorare i rapporti con il generale, grazie anche al lavoro del ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ma la vicinanza con la Francia al momento prevale.

Gli interessi di Eni

In gioco ci sono gli interessi petroliferi del Paese, con Haftar che sta allargando sempre più il suo controllo sull'oro nero, e questo potrebbe andare a discapito anche dell'italiana Eni. Proprio lo scorso ottobre il presidente della libica National Oil Corporation, Mustafa Sanalla l'amministratore delegato di BP, Bob Dudley, e l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, avevano firmato a Londra una lettera d'intenti che avvia il processo di assegnazione a Eni di una quota del 42,5% nell'Exploration and Production Sharing Agreement ("EPSA") di BP in Libia, con l'obiettivo di rilanciare le attività di esplorazione e sviluppo e di promuovere un ambiente favorevole agli investimenti nel Paese.

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Commenti (1)

  • Ma dai... chi l'avrebbe mai pensato...

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