"Per l'Ue la Libia è porto sicuro", ma Bruxelles smentisce Salvini

Secondo fonti del Viminale, citate dall'agenzia Agi, la Commissione europea avrebbe dato il suo permesso ai rimpatri dei migranti soccorsi in mare nel Paese africano. Ma per il portavoce è una fake news

Migranti in un centro di detenzione

La notizia è circolata sotto la spinta del bollino di veridicità del Viminale: secondo quanto la Commissione europea avrebbe comunicato all'Italia, scrive l'agenzia Agi citando fonti del ministero degli Interni, la LIbia "puo' e deve soccorrere gli immigrati in mare, e quindi è da considerare un Paese affidabile. Dove gli immigrati che vengono riportati a terra dalla Guardia costiera vengono tutelati dalla presenza del personale Oim, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni". E poiché il Paese nordafricano "ha ratificato la Convenzione di Amburgo del 1979" rientra "a pieno titolo nel piano globale Sar gestito dall'Imo (Organizzazione marittima internazionale)". In sostanza, la Libia è un porto sicuro. 

La direttiva di Salvini

Una notizia che, se confermata, darebbe al ministro Matteo Salvini una sponda europea per portare avanti le sue politiche, a partire dal contestato aggiornamento della Direttiva sulla sorveglianza delle frontiere marittime e per il contrasto dell'immigrazione illegale. Peccato, pero', che la notizia sia una fakenews: la Commissione europea, infatti, ha smentito categoricamente e ufficialmente la ricostruzione che sarebbe stata fatta circolare dal Viminale. 

"Per quello che riguarda gli sbarchi si applica il diritto internazionale e la Commissione ha sempre detto che al momento in Libia non ci sono le condizioni di sicurezza", ha spiegato una portavoce della Commissione Ue. "Tutte le imbarcazioni che battono bandiera Ue non hanno il permesso di fare sbarchi in Libia", ha aggiunto. Insomma, tutto il contrario di quanto circolato sulla stampa.

La bocciatura dell'Onu

A stretto giro, anche l'Acnur, Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati, sentito da Avvenire, ha ricordato come l'Onu "non considera la Libia un porto sicuro e i rifugiati soccorsi e i migranti non dovrebbero essere riportati in quel Paese". Di più: "Con riferimento alla Libia, portare le persone fuori dalla detenzione, luoghi spaventosi dove non vengono garantiti i diritti umani, e assicurare che abbiano accesso alla protezione internazionale rimane una priorità per noi. Questo è un imperativo umanitario". "La capacità di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale è già stata ridotta negli ultimi due anni attraverso misure restrittive adottate contro le navi delle Ong - prosegue l'Acnur -. Noi abbiamo chiesto di porre fine a tali misure restrittive e di ristabilire e incrementare la capacità di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. Continuiamo quindi a invitare gli Stati a predisporre accordi prederminati per facilitare lo sbarco in un luogo sicuro per i rifugiati e i migranti soccorsi in mare".

I salvataggi libici

Secondo sempre le fonti del Viminale, la Guardia costiera libica avrebbe soccorso nel 2018 15.358 persone, riportandole in Libia. La maggior parte delle persone soccorse sono sbarcate presso i porti di Tripoli (62%), di Homs (19%) e di al-Zawiya (11%), per poi essere portate nei centri di detenzione. Il problema, secondo l'Onu, è quello che avviene dopo: è vero che in alcuni casi è consentito l'ingresso nei centri di detenzione da parte di personale internazionale, ma questo non basta a prevenire la diffusa violazione dei diritti umani che si consuma in questi luoghi.

"L’ultimo rapporto con cui l’Onu aggiorna il campionario degli orrori sui i migranti in Libia - ricorda ancora Avvenire - è stato per altro acquisito dagli investigatori della Corte penale internazionale dell’Aja". 
 

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