Libia, accordo ad Abidjan per 15mila rimpatri. Ma restano 50mila rifugiati da trasferire in Europa

Patto tra l'Unione africana, l'Ue e l'Onu: risorse e strutture saranno a carico di Bruxelles. Gentiloni: "Non si tratta di deportazioni". Intesa anche per la creazione di una legione militare antiterrorismo a guida francese

EPA/ANTHONY ANEX

Il vertice tra l'Unione europea e l'Ua, l'Unione africana, che si chiude oggi ad Abidjan (Costa d'Avorio), ha ottenuto un primo risultato: Ue, Ua e Onu organizzeranno "operazioni di evacuazione d'emergenza estrema nei prossimi giorni e settimane" dei migranti che si trovano in Libia. Lo ha annunciato il premier francese Emmanuel Macron e lo ha confermato a stretto giro il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. L'accordo è arrivato a margine di una riunione a cui hanno preso parte, tra gli altri, la Francia, l'Italia, la Spagna, il Ciad, il Niger, la Libia, il Marocco e il Congo.

I rimpatri

"L'obiettivo è che nel momento in cui riprendi almeno in parte il controllo del territorio e della linea costiera libica, nel momento in cui le istituzioni libiche riprendono almeno in parte questo controllo, contemporaneamente devi lavorare di più e meglio sulla politica dei rimpatri”, ha detto Gentiloni, prima di specificare: “Parliamo di questo, non di deportazioni, parliamo di incoraggiare con gli accordi con i governi, come fatto con la Tunisia". Soldi e strutture saranno europee: circa 100 milioni già stanziati a cui se ne dovrebbero aggiungere altri 50/60. La parola d'ordine di tutti i leader al summit di Abidjan è stata “porre fine alla schiavitù” dei migranti nei centri libici.  Da parte sua, la Libia ha "ribadito di voler contribuire a identificare gli accampamenti dove si sono registrati atti di barbarie. Ed il Presidente Sarraj ha dato il suo assenso per l'accesso" a queste strutture. 

La questione rifugiati

Per le ong, i dubbi pero' restano. E resta soprattutto un dato, comunicato dall'Alto commissariato Onu per i rifugiati: in Libia, ci sono 50mila uomini, donne e bambini che hanno diritto alla protezione internazionale e che pertanto devono essere trasferiti in Europa. Verranno creati finalmente dei canali sicuri e gli Stati membri dell'Ue, a differenza di quanto fatto finora, condivideranno gli oneri dell'accoglienza?   

La domanda, per il momento, resta senza risposta. Quello che il vertice di Abidjan ha sancito è stata l'intraprendenza sulla Libia di Macron, alla quale l'Italia ha guardato con un certo sospetto. “Ma l'importante è aver ottenuto il risultato”, ha tagliato secco Gentiloni. 

La legione africana di Macron

Macron ha ottenuto anche una sorta di “legione africana” a guida francese per la lotta al terrorismo, ribattezzata G5, che sarà composta dai soldati di Niger, Mali, Burkina Faso, Ciad e Mauritania. Resta il nodo del riequilibrio dei fondi europei per l'Africa, già sollevato dal premier Paolo Gentiloni, con Italia, Germania e Commissione europea che finora sono state le uniche a impegnarsi: dei 3,1 miliardi di euro del Fondo fiduciario per l'Africa, 2,9 miliardi li ha mesi Bruxelles. Roma con un centinaio di milioni e Berlino con 33 (più 54 promessi) sono le uniche capitali a contribuire in modo significativo.
 

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