L'asse tra M5s e Pd in Europa fa paura alla Lega: "Così si fanno male da soli"

Al Parlamento Ue l'esponente del Carroccio Rinaldi parla di possibile ricadute sul governo. Mentre il neovicepresidente pentastellato Castaldo esprime "stima" per il dem David Sassoli. Sullo sfondo il voto dell'Eurocamera sul commissario in quota Italia indicato da Salvini

Da sinistra il capogruppo di Id, Marco Zanni (Lega) e il vicepresidente del Parlamento Ue, Fabio Massimo Castaldo (M5s)

Se non son stracci che volano, poco ci manca. Dopo lo smacco dell'elezione dell'esponente del Pd David Sassoli alla presidenza del Parlamento Ue e della sorprendente nomina del 5 stelle Fabio Massimo Castaldo tra i suoi vice, poltrona che sarebbe dovuta spettare alla leghista Mara Bizzotto, tra le fila dell'ampia delegazione europea del Carroccio cominciano a serpeggiare non pochi sospetti sui colleghi di governo. Almeno su quelli che che con loro siedono sui banchi di Strasburgo. Qualcuno parla, sotto richiesta di anonimato, di un asse tra il Pd e il M5s. Mentre qualcun altro fa notare come tra gli stessi 5 stelle, in questo caso a Roma, l'elezione di Castaldo abbia suscitato reazioni diverse: gli auguri entusiastici di Roberto Fico, per esempio, che hanno in qualche modo fatto da contraltare all'inusuale silenzio del vicepremier Luigi Di Maio

Per ora si tratta solo di voci e insinuazioni. Anche se non sono mancate le prima scariche di 'fuoco amico'. Il primo a rompere gli indugi è stato il neo eurodeputato leghista Antonio Maria Rinaldi: "Incominciamo malissimo, Sassoli schiaccia le minoranze, con l'aiuto dei 5 Stelle. Possibili ricadute sul governo", ha detto su Facebook dopo la bocciatura della collega Bizzotto e la nomina di Castaldo. A rincarare la dose è stato poi Marco Zanni, leader del gruppo sovranista Identità e democrazia, che riferendosi alle trattative dei 5 stelle per trovare un gruppo al Parlamento europeo (per ora sono tra i non iscritti, cosa che ha reso ancora più 'epica' la vittoria di Castaldo dato che mai prima di lui era stato eletto un vicepresidente privo di gruppo), ha usato toni decisamente acidi: bussando alla ricerca di un gruppo "da destra a sinistra", ha detto all'Adnkronos, i 5 stelle generano "confusione", non danno una "buona immagine" di sé e, così facendo, riducono le loro "possibilità" di uscire dal limbo dei non iscritti. Dovrebbero quindi "fare chiarezza" sulla loro collocazione politica e poi cercare un "apparentamento" nell'Aula, ha suggerito, lui che ne 2014 era sbarcato a Strasburgo proprio con il Movimento 5 stelle, prima di passare alla Lega in polemica con il tentativo di una parte dei suoi ex colleghi di passare tra le fila dei liberali. 

Il M5s getta acqua sul fuoco

Dall'altra parte del governo gialloverde, si cerca di non alzare i toni.  "La mia non era una candidatura contro nessuno, voglio specificarlo. Erano saltati gli schemi, non c'era più il criterio della proporzionalità e ho provato da indipendente", ha spiegato Castaldo. E sui presunti malumori con il Carroccio taglia corto: "Ho ricevuto i complimenti di molti colleghi leghisti". Sarà. Ma colpisce il fatto che proprio la Lega non abbia dato il suo apporto all'elezione di Castaldo: quando i 28 eurodeputati leghisti hanno capito che per Bizzotto non c'era più nulla da fare, hanno preferito abbandonare l'Aula piuttosto che dare il loro voto all'esponente del partito loro alleato in Italia.

A Castaldo, invece, sono arrivati voti trasversali di sinistra, verdi e molti parlamentari socialdemocratici (il gruppo del Pd per intenderci). Ma guai a parlare di inciucio. "Su Sassoli non abbiamo dato indicazione di voto (a differenza della Lega, che ha votato contro, ndr)", spiega ancora Castaldo prima di aggiungere: "Io personalmente nell'ufficio di presidenza ho lavorato con lui e posso dire che da collega lo stimo". 

La partita del commissario italiano

E' proprio questa stima che allarma la Lega. Il presunto cordone sanitario che le forze di maggioranza dell'Eurocamera stanno applicando contro i sovranisti potrebbe colpire il commissario in quota italiana che, per accordi interni al governo gialloverde, sarà indicato da Matteo Salvini. Il leader del Carroccio vuole un portafoglio di peso (si parla di Concorrenza) da far gestire a uno dei suoi uomini. In pole ci sarebbe Giancarlo Giorgetti. Il problema è che l'indicazione governativa non basta: il commissario italiano, come il resto dell'esecutivo Ue, dovrà ricevere il voto di fiducia del Parlamento europeo per entrare in carica. Già una volta Strasburgo respinse un italiano (all'epoca fu Rocco Buttiglione, indicato nel 2004 dal governo Berlusconi). E il rischio che potrebbe succedere di nuovo non è poi cosi' ipotetico. 

"Se c'è un accordo tra i governi e un profilo alto, non dovrebbero esserci problemi", dice Castaldo. Un "profilo alto", per l'appunto, che potrebbe aprire le porte a un commissario senza tessera di partito come il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. I 5 stelle sosterranno un candidato leghista o uno alternativo? Fino a qualche giorno fa, i dubbi in merito sarebbero stati pochi. Ma i primi negoziati interni al Parlamento europeo hanno dimostrato che il M5s non è cosi' isolato come sembrava. E che la Lega potrebbe avere bisogno dei pentastellati non solo a Roma, ma anche in Europa. 

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