La Lega chiede stop a fondi Ue per clima, Taranto e Sulcis: “Vadano a lotta a coronavirus”

Anche Fratelli d’Italia vuole dirottare i soldi destinati al Green deal per combattere il Covid-19. Ma la Commissione non ci sta: “Politiche verdi e digitalizzazione nel nostro piano di ripresa”

Dirottare i fondi europei che le istituzioni di Bruxelles vogliono usare per raggiungere l’ambizioso azzeramento della emissioni di gas serra entro il 2050 alla lotta a una minaccia ritenuta più urgente del riscaldamento climatico, cioè il coronavirus. È quanto chiede la Lega, con i suoi esponenti al Parlamento europeo, che oltre allo stop ai finanziamenti alle politiche verdi vuole che venga rivisto anche il Fondo per la transizione equa, che in Italia andrebbe a sostenere - con centinaia di milioni di euro - le conversioni industriali di Taranto in Puglia e del Sulcis in Sardegna. 

Fondi Ue per la pandemia

La richiesta arriva dall’eurodeputata della Lega, Francesca Donato, eletta nella circoscrizione Sicilia-Sardegna. “È oggi quanto mai necessario - scrive l’europarlamentare - che l’Europa riveda le priorità delle politiche di coesione Ue alla luce della pandemia in atto, a partire dagli stanziamenti per il Green Deal e relative linee d’intervento, e dal Just Transition Fund (in italiano, Fondo per la transizione equa, ndr), previsti in un momento in cui lo scenario coronavirus non era contemplato né prevedibile”. “L’Europa dimostri solidarietà a Paesi fortemente colpiti come l’Italia: c’è una emergenza in corso, si riveda il Green Deal e si abbandoni il Jtf”, ovvero il fondo destinato ai lavoratori dell’ex-Ilva e della Carbosulcis. La Donato chiede quindi “un segnale forte e concreto”, visto che “il crollo della fiducia dei cittadini italiani verso questa Europa è motivato anche dai continui segnali di indifferenza nei fatti”. 

Fdi: "Rinviare il Green Deal"

La richiesta di sforbiciare i fondi Ue per il clima e distretti industriali altamente inquinanti riprende solo in parte quanto proposto nella giornata di ieri dagli esponenti all’Eurocamera del partito di Giorgia Meloni. “Con l’esplodere dell’emergenza sanitaria e della crisi economica a causa del coronavirus, è di tutta evidenza che anche le priorità di bilancio dell’Unione europea vadano ripensate immediatamente”, dichiarano in una nota gli europarlamentari di Fratelli d’Italia. “Continuare a perseguire ricette utopistiche in nome di un ambientalismo ideologico sarebbe folle e irresponsabile”, sottolineano gli eurodeputati. “Prima di preoccuparci della sostenibilità ambientale delle imprese dobbiamo garantirne la sopravvivenza e la liquidità, senza gravarle di ulteriori vincoli e costi”, aggiungono. Da qui la richiesta alla Commissione “di rinviare il Green Deal fino al termine della crisi e di presentare una proposta di bilancio 2021-2027 che veda tutte le risorse disponibili e quelle mobilitabili - fatte salve le tradizionali politiche agricole e di coesione - destinate alla salvaguardia e al rilancio delle imprese europee”. Fdi non precisa quindi se i fondi per Taranto e per il Sulcis vadano rivisti, ma chiede solo di posticipare l’intero piano di riduzione delle emissioni carboniche.

M5s contro "gli amici delle lobby del fossile"

Ma la proposta del Carroccio ha trovato anche le aspre critiche degli ex alleati di Governo. “La Lega - scrive Rosa D’Amato del Movimento cinque stelle - mostra il suo vero volto e con la scusa della crisi del coronavirus, non solo vuole fermare la lotta al cambiamento climatico, ma anche i fondi Ue per la riconversione e il rilancio economico di Taranto e del Sulcis”.  “Il Green Deal può e deve essere la risposta al rilancio economico dell'Italia e dell’Europa - prosegue la pentastellata - non certo un freno come vogliono fare credere gli amici delle lobby del fossile”. “Con le sue proposte - attacca la D’Amato - la Lega mostra il suo vero volto, anche e soprattutto nei confronti del Sud”. “Già, perché i fondi del Just transition fund (Fondo per la transizione equa, ndr) in Italia andranno, per decisione del Governo, quasi esclusivamente a Taranto e al Sulcis, ossia al Mezzogiorno”, ricorda l’eurodeputata che poi conclude: “È chiaro che quelle risorse oggi facciano gola a chi ha sempre avuto a cuore solo una parte del Paese”.

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Nessuna marcia indietro della Commissione

La diretta interessata, ovvero la Commissione europea, per il momento non ha dato cenni di cedimento tanto sul piano di riduzione della CO2 quanto sui finanziamenti alle realtà industriali dipendenti dalle fonti combustibili fossili. Interrogata dai giornalisti nelle ultime conferenze stampa, l’esecutivo Ue ha anzi fatto sapere di voler basare l’intera strategia di ripresa dell’Ue per la fase post-coronavirus “sugli investimenti verdi e sulla digitalizzazione”, ritenuti da Ursula von der Leyen - almeno negli intenti finora presentati - in due pilastri irrinunciabili del suo programma politico.

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