La sinistra britannica chiede un secondo referendum contro la Brexit dei Tory

Corbyn per la prima volta annuncia che in caso di consultazione il partito si schiererà con il Remain. Ma la strada maestra per lui restano le elezioni anticipate e la negoziazione di un divorzio soft

Corbyn ai tempi della campagna per il Remain - foto archivio Ansa EPA/WILL OLIVER

Alla fine Jeremy Corbyn ha ceduto alle pressioni del partito e ha deciso di abbracciare una linea di opposizione alla Brexit più marcata, anche se non ancora totale. Il leader laburista ha chiesto un referendum sull'eventualità di un No deal o di una Brexit concordata con Bruxelles dal partito conservatore, che con ogni probabilità a breve sarà guidato dal duro Boris Johnson che dovrebbe succedere a Theresa May nella carica di premier. Questa posizione è stata già sostenuta in passato, ma ora a differenza delle altre volte Corbyn ha dichiarato per la prima volta che nel referendum il Labour farà campagna per il Remain. La nuova linea politica è stata annunciata in una mail inviata ai membri del partito.

La necessità di un referendum

"Chiunque diventi primo ministro", scrive Corbyn, dovrà sottoporre il suo accordo per l'uscita dall'Ue, o il 'no deal' al "voto dell'opinione pubblica". "In queste circostanze, voglio chiarire che il Labour farà campagna per il Remain sia contro un No Deal che contro un accordo Tory che non protegga l'economia e i posti di lavoro". Dopo le elezioni europee che hanno mostrato una forte perdita di consensi verso formazioni più apertamente pro europee come i Liberal democratici e i Verdi, sono aumentate le pressioni su Corbyn affinché assumesse una posizione più netta contro la Brexit. Il leader, che nonostante abbia fatto campagna per il Remain al tempo del referendum è sempre stato tendenzialmente euroscettico, continua a ritenere che la strada maestra da seguire sia quella di spingere per elezioni anticipate, con l'obiettivo di arrivare al governo e di trattare in prima persona una Brexit soft con Bruxelles.

Le due anime del partito

Nel partito, tendenzialmente europeista, le due anime sono entrambe forti e molti dei deputati sono stati eletti in circoscrizioni in cui la Brexit è stata fortemente maggioritaria. Corbyn per questo ha sempre cercato di bilanciare le due posizioni, venendo però spesso accusato di voler tenere due piedi in una scarpa. Nella mail Corbyn ricorda di aver accettato il risultato del referendum del 2016 e sottolinea di aver proposto "un piano di compromesso per unire il Paese attorno ad una unione doganale", che sarebbe il frutto del suo divorzio soft. "Continuiamo a credere che questa sia una ragionevole alternativa", scrive Corbyn secondo cui per farlo è necessario tornare alle urne.

La posizione dei sindacati

Il cambio di linea è arrivato anche dopo una consultazione con i sindacati i quali pure hanno abbracciato in maggioranza l'apertura al referendum e al Remain. La posizione comune concordata dai rappresentanti dei lavoratori, come riporta il Guardian, però non impegnerebbe i laburisti in una posizione esplicitamente favorevole a rimanere nell'Ue in tutte le circostanze. Anche i sindacati ritengono che i laburisti dovrebbero cercare di ottenere un proprio accordo per la Brexit soft se il partito vincesse eventuali elezioni anticipate prima che il Regno Unito lasciasse l'Ue.

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