“La Rai consenta diretta streaming all'estero”. L'appello dell'eurodeputato Pd al governo

Danti scrive al sottosegretario Giacomelli: “Lo consente il nuovo regolamento Ue che entrerà in vigore nel 2018”. Nei giorni scorsi, la Commissione Ue aveva criticato l'Italia per l'opposizione alla proposta di Bruxelles sui diritti d'autore audiovisivi

EPA/SEBASTIEN NOGIER

“Applicare il principio della portabilità anche ai servizi offerti dalla Rai”, consentendo cosi' agli italiani che si trovano in un altro paese Ue di poter seguire in streaming i programmi della tv pubblica. A chiederlo, in lettera indirizzata al sottosegretario allo Sviluppo economico Antonello Giacomelli, è l’eurodeputato del Pd Nicola Danti.

Il nuovo regolamento

Per l'esponente dem, “il Regolamento sulla portabilità transfrontaliera di servizi di contenuti online (film, trasmissioni sportive, musica, e-book) nel mercato interno” deve essere “applicato anche ai servizi offerti dalla tv pubblica”. Tale Regolamento, approvato dal Consiglio Ue, sarà in vigore in tutta l’Unione nel primo trimestre del 2018.

“Riteniamo importante – si legge nella lettera – che il principio della portabilità venga applicato anche ai servizi offerti dalla nostra televisione pubblica, per fare in modo che i cittadini italiani possano usufruire dei contenuti Rai anche quando si trovano momentaneamente in un altro paese Ue. Tale facoltà è già prevista dall’art. 6 del Regolamento, che estende l’applicazione della clausola 'opt in' anche ai fornitori di servizi di contenuti online prestati senza esigere il pagamento di un corrispettivo in denaro (come la Rai)”.

“Invitiamo quindi il Governo – conclude Danti – a considerare l’inserimento di questa opportunità nel nuovo contratto di servizio, per garantire la fruizione del ricco catalogo Rai anche a chi si trova temporaneamente all’estero”.

La polemica Commissione Ue-governo

L'iniziativa del Pd arriva dopo le polemiche sollevate da un'intervista del commissario Ue Andrus Ansip, che aveva criticato la posizione dell'Italia sulla proposta di Bruxelles di aprire le frontiere della fruizione radio-televisiva nella Ue ai contenuti non solo di attualità, semplificando la vendita dei diritti d'autore in più paesi in contemporanea. 

I "2 milioni di italiani" che vivono in un altro Paese Ue, aveva detto Ansip all'Ansa, devono poter vedere on line almeno la metà dei programmi tv come show, reality o fiction 'made in Italy' preferiti, che finora sono sempre stati criptati. Mantenendo i legami con la cultura d'origine in modo legale, con i diritti pagati e gli autori remunerati, senza essere discriminati e "trattati come se fossero traditori". 
"Chi trae beneficio da questa situazione?", si chiede Ansip nell'intervista: "Non i cittadini, e nemmeno gli autori", la sua risposta, e per di più "la Rai sostiene le nostre idee", così come le altre reti del servizio pubblico d'Europa che hanno espresso il loro supporto attraverso l'associazione europea Ebu. Contro sono invece le tv commerciali, riunite sotto l'egida dell'associazione Act, di cui fanno parte anche Sky e Mediaset.

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