La Grecia scende in piazza, non per la Troika ma per il nome "Macedonia"

Migliaia di persone in corteo davanti al Parlamento di Atene. Una disputa con Scopje che dura dal 1991 e che il premier Tsipras sta provando a risolvere. Ma i nazionalisti duri e puri non vogliono scendere a compromessi

EPA/ALEXANDROS VLACHOS

Migliaia di greci, sfiancati dalla crisi e dai debiti, individuali e nazionali, scendono in piazza, uniti come opliti, per difendere un nome che è il simbolo dell'eredità di Alessando Magno. "Giù le mani dalla Macedonia" e "La Macedonia è greca" sono solo due degli slogan urlati dai manifestanti che sono confluiti domenica piazza Syntagma ad Atene. Davanti al Parlamento anche Mikis Theodorakis, compositore noto per la colonna sonora del film 'Zorba il grecò e icona della resistenza contro la dittatura dei colonnelli del 1967-1974, il quale ha proposto un referendum. Secondo gli organizzatori, 1,5 milioni di persone hanno partecipato al corteo; la polizia fissa invece la cifra a circa 140mila. 

La disputa sul nome

A spingere la folla in strada, questa volta, non sono il debito greco con i creditori internazionali e le condizioni imposte dai governo per poterlo sanare, ma qualcosa che i greci ritengono altrettanto importante, e che rischia di infiammare i Balcani, una regione che non ha più raggiunto la stabilità dal tempo della guerra civile nella ex Jugoslavia. La rabbia, sulla quale soffiano l'estrema destra e le fazioni nazionaliste, è rivolta verso una contesa con Scopje, capitale dell'Ex Repubblica Yugoslava di Macedonia, nata delle ceneri dello Stato guidato da Tito e oggi accettata all'Onu con lo sterile acronimo 'Fyrom' (Former Yugoslav Republic of Macedonia).

Il nocciolo della questione è che molti greci hanno da ridire sul fatto che il paese vicino utilizzi il nome Macedonia, che è lo stesso nome di una regione nel Nord della Grecia. La disputa nacque nel 1991, quando Scopje cominciò a chiedere l'utilizzo del nome "Macedonia", per sentirsi rispondere da Atene una sistematico rifiuto, che non le ha consentito perfino di avviare un percorso di adesione all'Unione europea e alla Nato. Non è solo un a questione simbolica: la regione macedone è ben più ampia di quella circoscritta nei confini del piccolo Stato che conquistò l'indipendenza 27 anni fa, e Atene teme che, conquistato anche quel nome, Scopje possa un giorno avanzare rivendicazioni territoriali.

La mediazione dell'Onu e di Tsipras

Nelle ultime settimane, grazie anche alla fatica di Matthew Nimetz, mediatore dell'Onu, un compromesso si è fatto molto vicino: il governo di Alexis Tsipras sembra disponibile a prendere in considerazione un nome composto in cui comunque sia compreso il termine "Macedonia" (Repubblica di Nuova Macedonia, è uno tra quelli avanzati da Nimetz).

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