La Brexit si fa già sentire: 80 mila immigrati in meno in Gran Bretagna, 60 mila da Paesi Ue

Il saldo migratorio passa da 342 mila a 230 mila persone a causa dei minori arrivi. L'Ufficio statistico nazionale parla di "probabile effetto Brexit". Risultati comunque ancora lontani dalla stretta migratoria voluta dai Conservatori.

EU/AP.

Londra non è ancora uscita dalla Ue ma l'effetto Brexit si fa già sentire sulla bilancia migratoria, uno degli aspetti che più è stato al centro della campagna per l'abbandono del club comunitario da parte del Regno unito. I dati dell'Ons, l'Office for National Statistics britannico indicano che nei 12 mesi che vanno dal giugno 2016 al giugno 2017, quindi subito dopo il voto sulla Brexit sono arrivate nel Regno unito 572 mila persone e ne sono emigrate 342 mila, con un saldo netto di 230 mila persone, ben 106mila persone in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, il calo più marcato mai registrato.

60 mila arrivi in meno dai Paesi Ue

In concreto i dati indicano che gli arrivi sono diminuiti di 80 mila unità, da 652 mila a, apunto 572 mila. Di questi 80 mila, tre quarti, ossia 60 mila, sono arrivi in meno registrati dai Paesi Ue. Si tratta, rilevano gli stessi analisti dell'Ons, di un "probabile" effetto-Brexit, anche se, mettono le mani avanti gli statistici britannici, è "troppo presto per dire se si tratti di una tendenza a lungo termine".

Se contrazione ed effetto Brexit ci sono stati, siamo comunque ancora assai lontani da quella soglia di 100 mila persone di immigrazione netta promessa come obiettivo dai conservatori fin dal 2010. 

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