La blacklist dei paradisi fiscali può attendere

Manca ancora un'intesa tra i paesi Ue. L'elenco dovrebbe comprendere 10 giurisdizioni. Si parla anche di una lista “grigia”. Ma su gestione delle multe e tipologia di sanzioni a Bruxelles le posizioni restano distanti

Un momento della manifestazione contro i paradisi fiscali a Capa d'Ail, al confine con il principato di Monaco. ANSA/ GUIDO MONTANI

C'è chi dice che nella lista ci siano appena 10 paesi. C'è chi parla di 20 giurisdizioni. Forse si troverà la quadra martedi' prossimo, in occasione della riunione dei ministri Ue delle Finanze. Forse potrebbe slittare all'anno prossimo. Di sicuro, c'è che al di là delle indignazioni a mezzo stampa all'indomani dei vari scandali fiscali (LuxLeaks, Panama papers, Paradise papers), i paesi europei fanno fatica a trovare un'intesa sulla blacklist dei paradisi fiscali.

La posizione della Commissione

Che la strada sia in salita, lo dimostrano anche le parole del commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, che si era speso in prima persona per l'introduzione di una lista nera dei paradisi: "Conto che gli Stati membri adottino una lista significativa, oggettiva e trasparente, sostenuta da un robusto sistema di monitoraggio e da misure dissuasive per mantenere la pressione sui paesi terzi – dice Moscovici - La Commissione rimarrà vigile durante l'intero processo. Se riterrò che la lista non sia credibile, lo dirò. Dirò che sono deluso e che dobbiamo lavorarci di più. E' esattamente quello che farò”.

I paradisi fiscali all'interno dell'Ue: l'accusa di Oxfam 

I nodi della lista

Più che la lista, il problema sono le sanzioni da applicare alle giurisdizioni che finiranno in elenco: un gruppo di paesi vorrebbe che la gestione delle multe ricadesse a livello nazionale, altri considerano le proposte avanzate finora (come il congelamento dei finanziamenti europei) troppo deboli. Del resto, le 92 giurisdizioni analizzate da Bruxelles potrebbero fare a meno dei contributi frutti di accordi con l'Ue: sarebbe una tragedia, invece, se i flussi di capitali privati che vi arrivano dall'Europa venissero bloccati. 

Insieme alla lista “nera”, poi, ci sarebbe una seconda lista "grigia", redatta per includere giurisdizioni che non sono conformi agli standard dell'Ue, ma che si sono impegnate a cambiare le proprie regole fiscali. 

I criteri

Ma come sono scelti i paesi da inserire nelle liste? "Il nostro processo non è soggettivo – spiega il commissario Ue Pierre Moscovici - non è un processo intuitivo, ma si fonda su criteri oggettivi" come lo scambio di informazioni, la presenza di tassi di imposizione zero e il rispetto delle disposizioni Base Erosion and Profit Shifting (BEPS) dell'Ocse. Secondo questi criteri, a finire nella blacklist dovrebbero essere tra i 10 e i 20 paradisi fiscali. Nessuno di questi è all'interno dell'Ue, anche se uno studio parallelo condotto dall'ong Oxfam, che sostiene di aver utilizzato gli stessi parametri di Bruxelles, giunge a una lista molto più lunga di paesi, tra cui Olanda, Malta, Lussemburgo e Irlanda.   

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