Juncker ammette: "In questi giorni tentato di chiamare Mattarella, ma mi sono fermato"

Il presidente della Commissione europeo: "Ho voluto evitare accuse di intromissione nella politica interna". E aggiunge: "No a lezioni germanofone a Roma"

La tentazione l'ha avuta. Ed è stata forte. Ma alla fine Jean-Claude Juncker dice di non aver chiamato in questi giorni di crisi politica il presidente dell Repubblica Sergio Mattarella per evitare accuse di intromissione nella politica interna. Lo ha ammesso lo stesso presidente della Commissione europea in un'intervista per il network tedesco RedaktionsNetzwerk Deutschland (RND).

"Ovviamente si può essere preoccupati per ciò che sta accadendo a Roma", ha detto Juncker, secondo una traduzione dell'intervista fornita dalla Commissione. "Tuttavia, preferisco mantenere la calma e non interferirò con le questioni nazionali italiane. Penso molto al presidente Mattarella, ma non ho parlato con lui durante questa crisi. Non ho interferito, anche se sono stato tentato di farlo".

Le lezioni a Roma

"Dobbiamo dimostrare rispetto all'Italia", ha aggiunto Juncker, e quando gli è stato domandato del debito pubblico italiano e delle misure previste dal nuovo esecutivo di Giuseppe Conte, ha aggiunto: Non sono "favorevole a dare lezioni a Roma. Questo è stato fatto eccessivamente con la Grecia, soprattutto dai Paesi germanofoni", come la Germania durante la crisi. Per il presidente della Commissione, Atene è stata colpita da questo, con "la dignità dei greci calpestata" quando il primo ministro Alexis Tsipras, leader del movimento politico della sinistra radicale Syriza, arrivò al potere nel 2015.

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E in vista del programma che Conte dovrà realizzare, ha chiesto che gli errori del passato non siano ripetuti ora: "Questo non deve accadere nuovamente, nel caso attuale dell'Italia". Poi: "Assolutamente non voglio essere coinvolto in questioni di politica interna italiana", "non voglio nutrire le accuse diffuse dai populisti sul fatto che Bruxelles si intrometta negli affari loro, sono certo che gli italiani hanno un acuto senso di ciò che è buono per il loro paese". 

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