Un 'sovranista' Juncker dà l'addio a Strasburgo: l'Europa non si realizza senza nazioni

Ultimo discorso del presidente della Commissione in Plenaria “Noi vogliamo essere, tedeschi, bavaresi, francesi lussemburghesi, ma siamo anche europei”

"L'Europa non può essere realizzata contro la volontà dei popoli e senza le nazioni, chi pensa che le nazioni siano un fatto provvisorio della storia si sbaglia". Sembrerebbero le parole di un sovranista, e invece a pronunciarle è stato il convinto europeista Jean-Claude Juncker. Il presidente della Commissione, nel suo ultimo discorso davanti alla Plenaria di Strasburgo, ha tirato il freno alle aspirazioni di una maggiore integrazione europea, alle quali ha sempre puntato.

Fine mandato

Arrivato quasi alla fine del suo mandato, con le elezioni europee previste per il mese prossimo, il lussemburghese, dopo cinque anni passati alla guida dell'esecutivo comunitario è giunto alla conclusione che “non si debba più parlare di Stati Uniti d'Europa, perché questo da l'impressione che l'Ue sia in grado di diventare statale, di statizzarsi", mentre l'Unione “non sarà mai uno stato sul modello degli Usa”. “Noi vogliamo essere, tedeschi, bavaresi, francesi lussemburghesi, ma siamo anche europei e non c'è contraddizione fra patriottismo responsabile e appartenere ad un insieme più grande che è costituito da Ue", ha spiegato Juncker.

I successi del suo esecutivo

Il presidente della Commissione ha rivendicato alcuni successi raggiunti durante il suo mandato. "Abbiamo voluto smettere di interferire in tutte le piccole cose della vita quotidiana dei cittadini e concentrarsi sulle grandi cose del futuro", ha detto Juncker. Il presidente della Commissione si è detto dispiaciuto che non ci siano stati progressi sulla riforma del diritto d'asilo a causa delle divisioni tra Stati membri. Ma "mai nella storia parlamentare dell'Europa, tanti progressi sono stati realizzati nel settore sociale che per troppi anni è stato il figlio povero della costruzione europea", ha detto Juncker.

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