L'eredità di Juncker e il lascito all'Italia

Il nostro Paese tra i principali beneficiari del Piano per gli investimenti. Il presidente uscente della Commissione nel suo ultimo discorso al Parlamento: “Sono fiero di aver potuto dare il mio contributo”

Il discorso di Juncker al Parlamento europeo - foto Commissione Ue

Jean-Claude Juncker si appresta a passare le consegne ad Ursula von der Leyen che dal mese prossimo guiderà l'esecutivo comunitario. Per la Commissione europea è tempo quindi di fare un bilancio del suo mandato che verrà ricordato, oltre che per la gestione della Brexit, sicuramente per il Piano che ha preso il nome del lussemburghese e di cui il nostro Paese è stato tra i principali beneficiari.

Italia e Piano Juncker

L'Italia è seconda in Ue per quantità di fondi ricevuti nell'ambito del Piano Juncker per gli investimenti, e decima nella classifica dei Paesi con il più alto numero di investimenti sbloccati grazie al programma. Secondo i dati diffusi dalla Commissione in totale l'Italia ha ricevuto 10,8 miliardi di euro approvati dalla Bei, seconda solo alla Francia che ne ha ricevuti 14,2. Secondo i calcoli della Commissione significa stimolare oltre 68 miliardi di investimenti in Italia, e oltre 73 in Francia. Cifre che confermano i due Paesi al primo e secondo posto per quantità di investimenti potenziali. Ma in termini di risultati, cioè di quanto finora si è effettivamente sbloccato in base al Pil, l'Italia si piazza decima e la Francia undicesima. Al primo posto c'è invece la Grecia. In Italia sono finora 178 i progetti approvati, e 298.725 le Pmi che beneficeranno di un miglior accesso al credito.

L'impatto in Europa

In generale gli investimenti realizzati o messi in cantiere grazie al Fondo straordinario della Ue (originato dal piano Juncker) hanno aumentato il pil dell'Unione dello 0,9% e hanno creato 1,1 milioni di posti di lavoro in rapporto allo scenario di riferimento. Secondo i calcoli del Centro comune di ricerca e del dipartimento economico della Banca europea degli investimenti sulla base degli accordi approvati prima di fine giugno 2019, entro il 2022 il Pil Ue risulterà aumentato dell'1,8% e saranno stati creati 1,7 milioni di posti di lavoro aggiuntivi.

L'ultimo discorso

"Sono fiero che nel corso degli ultimi cinque anni ho potuto dare il mio contributo", ha detto Juncker nel corso di un lungo discorso per dire addio all'Europarlamento, in cui il presidente ha rivendicato successi e delusioni davanti alla plenaria di Strasburgo (a dire il vero non esattamente piena) che gli ha reso per l'ultima volta omaggio. Un momento di commozione il lussemburghese lo ha avuto quando ha ringraziato i suoi commissari "perché senza di loro non avrei potuto fare nulla".

La carriera di Juncker

Con il suo addio a Bruxelles si chiude un'epoca nell'Ue. Nel corso della sua lunga carriera politica, Juncker ha partecipato a quasi 600 incontri a livello europeo: 147 Vertici, 21 Euro Summit, 164 Eurogruppo, 197 Ecofin, 29 riunioni del Consiglio Bilancio e 38 di quello Affari sociali. Nominato ministro del Lavoro del Lussemburgo nel 1984, poi ministro delle Finanze tra il 1989 e il 2009, infine primo ministro del Gran Ducato tra il 1995 e il 2013, Juncker ha conosciuto tutti i protagonisti della costruzione europea degli ultimi 35 anni. Ha contribuito ai grandi passi avanti dell'integrazione europea, dal trattato di Maastricht a quello di Lisbona, passando per Schengen e l'Allargamento a Est, ma ha vissuto anche le grandi crisi degli ultimi anni, il no della Francia al trattato costituzionale Ue del 2005, la crisi finanziaria del 2007-08, quella dell'euro del 2011-12, il rischio Grexit e la crisi dei rifugiati nel 2015, la Brexit nel 2016.

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