L’ex “nemico” Juncker tende la mano al M5s: “Entri in un'alleanza pro-Ue”

Da marginali a maggioranza: il presidente della Commissione propone a Conte di far aderire il Movimento alla Grande Coalizione per arginare i sovranisti. Ira di Tajani

Juncker e Conte - © European Union

Una proposta fatta al riparo dagli occhi indiscreti, ma riportata da varie testate e non smentita dai diretti interessati. Durante l’ultimo incontro avvenuto a Roma tra il premier Giuseppe Conte e il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, quest’ultimo avrebbe proposto l’ingresso del Movimento cinque stelle tra le forze politiche di maggioranza a Bruxelles a sostegno di una futura alleanza pro-Europa. Un patto che metterebbe fuori gioco le velleità di potere dell’altra forza di Governo in Italia, la Lega, ma che indebolirebbe anche i suoi ex-alleati di Forza Italia.

Non a caso, una delle reazioni più forti alle indiscrezioni riportate sul quotidiano La Stampa sul corteggiamento di Juncker ai pentastellati è stata quella di Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo e fedelissimo di Silvio Berlusconi. “Juncker non parla a nome del Partito popolare europeo”, chiarisce Tajani, che poi sottolinea: “Per quanto mi riguarda siamo alternativi al M5s”.  In altri tempi, i pentastellati avrebbero trattato l’offerta di Juncker come quella di Bersani nel 2013, magari chiedendo un incontro in streaming per dirgli in faccia un sonoro “no”. Ma il tempismo dell’ex premier del Lussemburgo potrebbe giocare a favore dell’alleanza pro-Ue.

Dopo cinque anni di convivenza forzata con Nigel Farage, padre politico della Brexit e sulle barricate contro l’Ue dagli anni ’90, i pentastellati devono trovare un’altra casa politica all’Eurocamera per non finire nel gruppo degli “irrilevanti” non iscritti. Il Movimento vorrebbe dar vita al gruppo della Democrazia diretta, a guida della delegazione italiana dei pentastellati. Impresa non semplice, dal momento che servono eurodeputati di almeno 7 Paesi diversi. Al momento, dei quattro alleati presentati da Luigi Di Maio, solo uno eleggerebbe rappresentanti all’Eurocamera. 

“Ormai è evidente che popolari e socialisti molto probabilmente non avranno i numeri per governare da soli come hanno fatto negli ultimi vent’anni”, ha dichiarato ieri al Sole 24 Ore l’eurodeputato Fabio Massimo Castaldo del M5s. “Il gruppo che formeremo sarà nettamente distinto e distante dal Ppe”, ha sottolineato il pentastellato, che però poi ha aggiunto: “Con i sovranisti fuori dai giochi, il nostro gruppo sarà l’ago della bilancia nel futuro Parlamento europeo: valuteremo caso per caso i provvedimenti utili da sostenere, inserendovi il più possibile le nostre istanze”.

Intervistata da Franco Bechis, l’europarlamentare dei Cinque stelle Tiziana Beghin è apparsa tutt’altro che ostile alla prospettiva popolare. “È nel nostro Dna valutare ogni idea sulla base del merito e non della provenienza politica - ha spiegato la Beghin - la nostra stella polare è il servizio ai cittadini”. “Per questo - ha sottolineato - non ci alleiamo con nessuno a priori ma dialoghiamo con tutti, personalmente ho lavorato bene con i popolari, i verdi, i socialisti e perfino con l’Enf”. Toni assai più cauti di quelli usati in passato nei confronti delle forze “tradizionali”.

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