Il duro Johnson sarà il nuovo premier del Regno Unito: “Realizzeremo la Brexit”

L'ex ministro degli Esteri ha battuto il rivale Hunt con il 66% delle preferenze ricevendo un forte mandato dagli iscritti al partito Conservatore

Boris Johnson - foto Ansa EPA/WILL OLIVER

Come era ampiamente prevedibile Boris Johnson sarà il nuovo premier del Regno Unito. L'ex ministro degli Esteri ed ex sindaco di Londra ha battuto Jeremy Hunt, suo rivale nella corsa alla guida del partito Conservatore, con un una netta maggioranza del 66% delle preferenze degli iscritti al partito. A votare sono stati in 159.320, l'87,4% degli aventi diritto ma più di 20mila di loro, circa il 13%, hanno annullato la scheda in segno di protesta.

La necessità del compromesso

Questa forte maggioranza dà al nuovo leader un mandato forte e il potere di dettare la linea al partito senza sentirsi le mani legate. Ma la sua abilità dovrà essere quella di riuscire anche a includere la minoranza che vuole la linea morbida, e includerla nel futuro esecutivo, perché i suoi voti saranno comunque necessari in parlamento.

"Realizzeremo la Brexit"

Nel suo primo discorso dopo l'elezione Johnson ha ringraziato la premier Theresa May “per lo straordinario servizio che ha svolto per il partito e il Paese” e ha detto che lavorerà per “riconciliare i due istinti” che dominano il Regno Unito in questo momento, “il profondo desiderio di amicizia, libero scambio e reciproco sostegno in materia di sicurezza e difesa tra la Gran Bretagna e i nostri partner europei", e "il desiderio simultaneo - altrettanto profondo e sentito - di un autogoverno democratico in questo Paese". “Porteremo a compimento la Brexit, uniremo il Paese e batteremo Jeremy Corbyn”, ha poi assicurato. Domani Theresa May terrà il suo ultimo intervento ai Comuni e poi andrà dalla Regina a rassegnare le dimissioni da capo del governo. Subito dopo ci sarà la nomina di Johnson che terrà quindi il suo discorso inaugurale da premier e svelerà quali saranno i membri del suo esecutivo, giusto in tempo prima che il Parlamento, giovedì, chiuda i battenti per le vacanze estive fino a settembre.

Trump: "Sarà grande"

Tra i primi a ocngratularsi con lui il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che su Twitter ha esultato: "Sarà grande". Nigle Farage invece lo ha invitato a mantenere le sue promesse sulla Brexit entro il 31ottobre come promesso. "Avrà il coraggio di farlo?", si è chiesto. MIchel Barnier, capo negoziatore per l'Ue, ha detto che Bruxelles è pronta a "lavorare in maniera costruttiva" con il nuovo premier, per "facilitare la ratifica dell'accordo" sul ritiro del Regno Unito e raggiungere una "Brexit ordinata".

Unire i conservatori

Johnson ha promesso di unire di nuovo i Conservatori ma per lui sarà un compito per niente semplice, essendo fortemente inviso da una parte del partito, nonché del Paese. Secondo alcuni ci sarebbe anche il rischio che possa essere sfiduciato dai Comuni poco dopo la sua nomina. Il futuro nuovo premier ha promesso anche di portare il Regno Unito fuori dall'Unione europea, costi quel che costi, entro la prossima scadenza del 31 ottobre. Ha più volte ripetuto che non è spaventato da una Brexit con No Deal, ma in Parlamento in tanti hanno già annunciato che proveranno a bloccare questa eventualità, ritenuta catastrofica, con ogni mezzo.

Le prime defezioni

Prima ancora che fosse annunciata la vittoria di Johnson ieri il sottosegretario Alan Duncan ha già lasciato il ministero degli Esteri per protestare contro la sua leadership. Il cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond e il ministro della Giustizia David Gauke hanno già detto che anche loro intendono dimettersi se vincerà l'ex ministro degli Esteri, che aveva lasciato il governo lo scorso anno, in polemica con la strategia di May sulla Brexit. Ora sarà lui a dover gestire le trattative sul ritiro con l'Unione europea e a provare a rilanciare i colloqui su un accordo di ritiro che Bruxelles però ha detto più volte che non può essere modificato, specialmente per quanto riguarda il backstop in Irlanda, il meccanismo che dovrebbe consentire di evitare un confine fisico sull'isola tenendo eventualmente l'Ulster all'interno dell'unione doganale. Meccanismo che Johnson è determinato a cestinare.

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