Johnson lancia la corsa per la leadership Tory: “Sarà Brexit, con o senza accordo”

L'ex sindaco di Londra: “Dobbiamo avere il coraggio di dire alla gente che questo Paese ce la può fare”. Anche il Segretario agli Esteri Hunt: “Il No Deal resta sul tavolo”

Boris Johnson - foto Ansa

La campagna per la successione di Theresa May alla guida del partito conservatore sta entrando nel vivo. Il favorito alla vittoria, Boris Johnson, che ultimamente è stato lontano dalle telecamere e dalla vita pubblica, ha lanciato ufficialmente la sua corsa con un video sui social network, proprio nel giorno in cui nel Paese è arrivato per una visita di Stato il presidente statunitense Donald Trump, che nei giorni scorsi lo ha indicato come un candidato ideale per Downing Street.

Il video

Se diventerà premier “usciremo il 31 ottobre, con o senza accordo", promette parlando con un sostenitore l'ex ministro degli Esteri, che ha lasciato il governo a novembre in polemica con la bozza di accordo che Theresa May ha negoziato con Bruxelles. "È arrivato il momento di unire la nostra società e il nostro Paese per sviluppare le infrastrutture, investire nell'istruzione, migliorare il nostro ambiente e sostenere il nostro fantastico servizio sanitario", dichiara in un altro spezzone, mentre a una donna poi afferma: "Dobbiamo avere il coraggio di dire alla gente che questo Paese ce la può fare, se davvero lo vogliamo".

Le promesse

Nel video ha parlato della necessità di aumentare i fondi per l'educazione, il numero di poliziotti nelle strade del Paese anche per aumentare il numero degli “stop and search”, le perquisizioni in cerca di coltelli sui giovani del Paese, per fermare l'ondata di violenze. Johnson ha rivendicato che il crimine a Londra è diminuito del 20% mentre era sindaco, ma i liberaldemocratici hanno subito sottolineato le cifre ufficiali parlano di una diminuzione del 15%. Non è mancato nemmeno un impegno a dare più risorse al sistema sanitario nazionale (Nhs), nonostante sia finito in guai giudiziari dopo essere stato denunciato per aver mentito mentre ricopriva una carica pubblica, perché durante la campagna referendaria del 2016 insistette sul fatto che con la Brexit il Regno Unito non avrebbe più dovuto versare all'Ue 350 milioni di sterline a settimana. Un'affermazione poi rivelatasi falsa.

I candidati in lizza

Finora hanno annunciato la loro candidatura ben 13 parlamentari. Il processo di scelta si svolgerà in due fasi. Nella prima, i 313 deputati Conservatori con il loro voto restringeranno a due il numero dei candidati. Nella seconda fase, i circa 125mila iscritti al partito sceglieranno i nuovo leader, che sarà destinato anche alla guida del governo. Oltre a Johnson i più gettonati tra i pretendenti alla leadership sono l'ex responsabile della Brexit Dominic Raab, il segretario di stato all'Ambiente Michael Gove e quello agli Esteri Jeremy Hunt. Ma l'ex sindaco di Londra è quello che sta ricevendo più endorsement, oltre a Jacob Rees-Mogg, il leader dell'European Research Group, i duri della Brexit, con lui si è schierato anche Simon Hart, che guida invece i moderati del Brexit Delivery Group.

Hunt apre al No Deal

E anche Hunt si è unito al coro di quelli che aprono alla possibilità di un'uscita senza accordo. "Ho sempre detto che alla fine, se l'unico modo di lasciare l'Unione europea, di dare seguito al risultato del referendum, fosse uscire senza un accordo, allora lo farei”, ha affermato parlando alla Bbc radio 4. Ma chiunque sarà il vincitore della corsa dovrà battersi in parlamento per far passare un No Deal. I Comuni hanno già votato per togliere l'opzione sul tavolo e di certo non faranno passare la cosa con senza combattere.

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