Spesi a metà, l'Italia rischia di perdere i fondi Ue. Soprattutto al Sud

La Corte dei Conti denuncia che gli impegni spesa sono al 54% e mancando solo un anno per completare il ciclo settennale il nostro Paese potrebbe dover rinunciare a ingenti somme

L'Italia non è capace di spendere i fondi comunitari destinati alle regioni e per questo rischia di perderli. Lo afferma la Corte dei Conti comunitaria che lancia un allarme al nostro Paese che ora ha poco tempo per mettersi in regola ed evitare di gettare al vento i soldi provenienti da Bruxelles.

Il rapporto

"Con una percentuale media di impegni pari a poco più del 54% e di pagamenti al di sotto del 27%, si registra una significativa accelerazione, anche se, quasi al termine del sesto anno del periodo esaminato (riferito alla programmazione 2014-2020). Potrebbe quindi esserci il rischio di non riuscire ad assumere tutti gli impegni entro la fine del 2020, ultimo termine utile per bloccare, dopo aver selezionato i progetti, tutti i fondi disponibili per il nostro Paese". È quanto si legge nella "Relazione annuale 2019 - I rapporti finanziari con l'Unione europea e l'utilizzazione dei fondi comunitari", relativa all'anno 2018, approvata dalla Sezione di controllo per gli Affari Comunitari e Internazionali della Corte dei conti, l'organismo che analizza i flussi finanziari in entrata e in uscita e le tipologie di risorse che hanno alimentato il bilancio europeo, valuta l'utilizzo dei fondi destinati alla Politica di coesione e alla Politica agricola comune per poi analizzare i Programmi operativi regionali e nazionali.

I progetti avviati

L'ammontare delle procedure attivate, nell'ambito dei Programmi Fesr e Fse 2014-2020 (con esclusione dei programmi Cte), al 30 giugno 2019, è di 45,64 miliardi, pari all'83,78% delle risorse totali programmate. Con riferimento ai Pon, l'ammontare delle procedure attivate al 30 giugno 2019 è di 13,53 miliardi, pari al 76,14% delle risorse programmate, tutte in incremento rispetto al 2018. "Perché i programmi vengano realizzati - avverte la magistratura contabile - è, tuttavia, necessario, che all'attivazione seguano le fasi dell'impegno e del pagamento". La Corte osserva, inoltre, che "permane, generalmente, la differenza, in termini di effettività della capacità di spesa, tra le regioni più sviluppate e quelle meno sviluppate, nel senso che le prime spendono meglio e più delle seconde. La (paradossale) conseguenza di ciò è che decenni di politiche di coesione non sembrano avere sortito, in Italia, gli effetti per i quali esse sono state ideate, cioè ridurre il divario tra le aree più e meno sviluppate".

Le frodi

Una specifica attenzione è stata riservata al monitoraggio dell'efficacia dei controlli in tema di frodi e irregolarità in materia di risorse proprie. Secondo i dati prodotti dalla Commissione europea, l'Italia si colloca in nona posizione per numero di irregolarità segnalate (104 segnalazioni; erano 145 nel 2017) e in settima posizione per quanto attiene gli importi comunicati, con circa 9,8 milioni di euro di irregolarità totali registrate a sistema, che rappresentano lo 0,43% del totale delle risorse proprie tradizionali versate al bilancio Ue (in miglioramento rispetto al 2017, anno in cui lo stesso indice era pari allo 0,57%). Tra le aree più significative in termini di irregolarità e frodi, si segnala il settore degli appalti, con prevalenza dei fenomeni di violazione della normativa.

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