Il “regalo” dell'Italia alla Germania: armi all'Arabia Saudita aggirando l'embargo

Berlino ha imposto il divieto alle vendite di armi a Ryad. Ma grazie a una società controllata che opera in Sardegna, e al fatto che il governo gialloverde non ha imposto restrizioni all'export, la tedesca Rheinmetall continua a inviare ordigni al regime. Che li usa per uccidere i civili in Yemen

Un'immagine di un bombardamento in Yemen

La scorsa estate, con il governo gialloverde appena formato, una serie di bombe colpirono uno scuolabus, uccidendo 29 bambini e ferendone altre decine, in Yemen. A sganciare l'ordigno era stata la coalizione saudita che dal marzo 2015 ha trasformato il Paese nel principale campo di guerra “per procura” del mondo. E con molta probabilità le bombe portavano il marchio di fabbrica delle tedesca Rheinmetall. Forse anche della sua filiale italiana, la RMW, che opera in Sardegna.

Il M5s aveva promesso che con l'arrivo al potere avrebbe bloccato la vendita di armi a regimi sanguinari come quello saudita. Ma la Lega è di tutt'altro avviso e finora non si hanno notizie di restrizioni all'export. Di contro, la cancelliera Angela Merkel, sulla scorta dell'uccisione del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, barbaramente trucidato dai servizi di Ryad in Turchia, ha deciso di attivare l'ottobre scorso l'embargo alla vendita di armi all'Arabia Saudita. Un embargo che però, rivela Politico, la Rheinmetall sarebbe riuscita ad aggirare. Grazie all'Italia. 

La RWM “sarda”, pur essendo controllata al 100% dalla società madre tedesca, non è sottoposta alle restrizioni di Berlino perché è una società registrata in Italia. Secondo Politico, tale azienda ha inviato tre spedizioni in Arabia Saudita da quando è entrato in vigore il divieto tedesco.

“L'Italia – ricorda Politico - ha approvato una legge nel 1990 che proibisce le esportazioni di armi verso Paesi coinvolti in conflitti armati, in violazione dei diritti umani o in violazione della Carta delle Nazioni Unite. Ma sia i precedenti che i governi attuali hanno affermato che la legge non si  applica all'Arabia Saudita e al suo ruolo nello Yemen, dove Ryad sostiene il governo al potere nel suo conflitto con i ribelli Houthi”.

Eppure, di recente le Nazioni Unite hanno riconosciuto le violazioni dei diritti umani da parte del regime in Yemen e dopo l'omicidio di Khashoggi, anche il Parlamento europeo, con il sostegno degli eurodeputati M5s, ha chiesto agli Stati membri di fermare l'export di armi.

L'Italia, finora, ha fatto orecchia da mercante. Anche perché RWM sta dando lavoro in una zona della Sardegna, il Sulcis, alle prese con una drammatica desertificazione industriale. Secondo Politico, la RMW è un'azienda in crescita e l'Arabia Saudita è il suo principale cliente.

Nel 2016, la compagnia ha firmato un contratto di fornitura di armi del valore di 411 milioni di euro con Ryad, secondo i documenti ufficiali pubblicati dal Parlamento italiano. Nel 2017, i ricavi dell'azienda sono cresciuti a 90 milioni rispetto ai 70 milioni dell'anno precedente. L'amministratore delegato di RWM, Flavio Sgarzi, ha dichiarato in un'intervista a gennaio che il giro d'affari della società "subirebbe un duro colpo" se le esportazioni in Arabia Saudita diminuissero.

L'accordo con il regime saudita includerebbe la fornitura di varie bombe, circa 5mila all'anno. Ma l'azienda sta progettando di triplicare la sua capacità produttiva. Non a caso, a novembre, le autorità locali hanno concesso alla società il permesso di costruire nuovi magazzini.
 

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