Storica vittoria dello Sinn Féin in Irlanda, ma si va verso una grande coalizione

La sinistra repubblicana arriva prima con il 25% ma non ha i numeri per governare. La leader McDonald: “Una rivoluzione, è la fine del bipolarismo”. Ma popolari e liberali potrebbero allearsi per andare al potere

Mary Lou McDonald esulta con i membri del partito - foto Ansa EPA/AIDAN CRAWLEY

È un vero e proprio terremoto politico quello in corso in Irlanda, dove il lento spoglio dei voti segna, per la prima volta nella Paese, la fine del monopolio dei consensi da parte dei due grandi partiti tradizionali, i popolari del Fine Gael e i liberali del Fianna Fáil.

Vittoria a metà

In testa nelle preferenze degli irlandesi ci sarebbe, con percentuali intorno al 25%, una crescita di ben 10 punti rispetto alle ultime elezioni, la sinistra repubblicana dello Sinn Féin, guidata dal volto nuovo Mary Lou McDonald. Il partito che un tempo era il braccio politico dell'Ira, durante i Troubles, ha raggiunto il miglior risultato della sua storia, puntando sulle politiche sociali e costruendo consenso grazie alla stanchezza dei cittadini del Paese nei confronti dei due partiti che da sempre si alternano al potere, ma che paradossalmente potrebbero adesso governare assieme in una Grande coalizione. Questo anche perché lo Sinn Féin, con un evidente errore di stratega, ha presentato solo 42 candidati nelle 39 circoscrizioni del Paese, rispetto agli 84 del Fianna Fáil e gli 82 del Fine Gael.

Il sistema elettorale

Nel complicato sistema elettorale irlandese il conteggio è proporzionale ma i candidati una volta che raggiungono la soglia per l'elezione passano le loro preferenze in eccedenza al secondo con più consensi e così via. Questo meccanismo potrebbe finire per avvantaggiare quindi i liberali centristi del Fine Gael di Micheal Martin, che pur arrivando secondi con il 22 per cento potrebbero finire per essere la principale forza del Parlamento e avere quindi l'incarico di formare il governo. Al terzo posto si piazza il partito del premier Leo Varadkar, il Fine Gael, che si ferma al 21 per cento. Impossibile in ogni caso che qualcuno riesca a eleggere 80 deputati ed avere così da solo la maggiornza dei 159 seggi del Parlamento di Dublino.

McDonald: "Una rivoluzione"

Martin e Varadkar in campagna elettorale hanno sostenuto che non si sarebbero mai alleati con lo Sinn Fein, ritenuto ancora una forza politica da tenere ai margini del potere per la sua vicinanza del passato alla lotta armata, ma il risultato delle urne non potrà essere ignorato. I due potrebbero provare a formare un governo di coalizione, ma per capire se avranno i numeri per farlo so dovrà aspettare il complicato conteggio finale. "Non accetto l'esclusione o i discorsi sull'esclusione del nostro partito, un partito che rappresenta ora un quarto dell'elettorato. E credo che questo sia fondamentalmente anti-democratico", ha dichiarato McDonald, la donna che ha preso le redini della formazione repubblicana dal leader storico, Gerry Adams, e che a differenza sua non ha un passato collegabile alla lotta armata. Per McDonald il risultato elettorale segna una “rivoluzione” nel panorama politico e “la fine del bipolarismo”. La leader ha già avviato delle trattative con i partiti più piccoli, come i Laburisti e i Verdi, ma sembra improbabile che possa raggiungere i numeri per formare una coalizione, perché questa dovrebbe avere a bordo tutte le altre 5 formazioni minori che entreranno in Parlamento.

Cordone contro lo Sinn Fèin

Dal canto suo Martin ha già affermato che affinché un'alleanza di governo sia sostenibile, le piattaforme politiche tra i partiti della coalizione devono essere compatibili. L'alleanza "deve essere coerente e deve essere sostenibile e realizzabile”, ha detto, facendo pensare così a un'esclusione dei repubblicani. Anche il premier uscente Varadkar, vero sconfitto delle elezioni, ha ribadito che in un governo di coalizione “è necessario avere all'incirca le stesse opinioni su questioni come il sistema di giustizia penale, su come dovrebbero essere gestite l'economia e la società e anche come dovrebbe essere la democrazia” e questo “è ciò che rende il mio partito non compatibile con Sinn Féin”.

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Maggioranza fragile

I repubblicani sembrano quindi destinati a diventare la principale forza di opposizione, il che potrebbe essere una grande opportunità per il partito che così potrebbe provare a costruire maggiori consensi sulla sua azione futura e prepararsi meglio per le prossime elezioni che, con un Parlamento che sembra sarà fondato su maggioranze fragili, potrebbero non essere così lontane.

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