Il Parlamento Ue mette un freno all'Europa a più velocità

Nel voto di Strasburgo si propone di rivedere i criteri di partecipazione al progetto. Chi non vuole l’Unione, scelga partenariati

Basta con l’Europa a più velocità in materia di integrazione. Nel territorio dell’Ue esistono diversi livello di adattamento alle regole dell’Unione europea. Sono le cosiddette clausole di ‘opt-out’, per la quale il Regno Unito ad esempio è stato esentato dall’obbligo della moneta unica. E’ quello che viene chiamato “geometria variabile”, o, appunto “Europa a più velocità”. Per il Parlamento europeo è giunto il momento di fare i conti con tutto questo, e trovare una soluzione che permetta di superare questa frammentazione e avere una sola Europa dell’integrazione.

L’Aula riunita a Strasburgo ha approvato una risoluzione non legislativa per chiedere che si compiano “progressi verso una ‘unione sempre più stretta’”. Oltre alla diverse misure che dovranno necessariamente adottate a livello nazionale, si chiede, tra le altre cose, “una qualche forma di partenariato” da offrire ad un paese che “desidera uno stretto rapporto con l'Ue” senza rispettare per forza i trattati in maniera completa.

La differenziazione “è compatibile” con l’integrazione europea, questo gli europarlamentari lo chiariscono. Tuttavia precisano che non deve restare la regola. Per questo si suggeriscono interventi legislativi, di non facile portata però. L’Aula riconosce che “potrebbe essere necessaria una revisione dei trattati” per mettere ordine al sistema attualmente vigente in Europa. Le modifiche che potrebbero rendersi necessario riguardano una riorganizzazione che posso portare alla fine degli Stati membri che rinunciano permanentemente al diritto dell'Ue. La Brexit, in tal senso, potrebbe essere un'opportunità per muoversi verso modelli di "opt-in".

Ancora, i paesi che “non possono o non vogliono” impegnarsi a rispettare pienamente il diritto primario dell'Ue avrebbero comunque a disposizione una qualche forma di partenariato con l'Unione. Chi invece vuole essere membro Ue a pieno titolo, deve “rispettare pienamente” il diritto primario dell'Ue “in tutti i settori politici”.

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